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settembre
2001 viaggio
nel Gargano Castelfusano,
Tivoli, Ariccia, lago di
Albano, Campomarino, Rodi Garganico, giro del Gargano,
Manfredonia, Porto Recanati, Loreto, Recanati, Riccione, Ravenna,
Ferrara Partenza
giovedì 20 settembre 2001 Rientro
venerdì 28. Chilometri totali 2400.
Problemi
riscontrati: difficoltà nella ricerca dei campeggi, quasi
tutti
chiusi. La
guida dei campeggi, De Agostini, segnala in modo errato, quasi
sempre. Voltri-Lido
di Ostia.
L’unico equipaggio
è composto dal sottoscritto, Michele, e dalla Lia, che mi
è
moglie e compagna di vita. Camper Riviera 160 Partenza
giovedì 20 settembre 2001.
Arrivo ore 18, al campeggio Castelfusano, nella frazione
Castelfusano di Lido di Ostia. Abbiamo percorso, prevalentemente,
Super-strade e statali, per non correre e cominciare a godersi il
viaggio. Venerdì
21 visita a Villa Adriana a Tivoli
(nei pressi). Complesso grandioso, provvisto persino di strade
sotterranee per evitare gli intasi in superficie (prima
metropolitana che si conosca). Più che di una villa si
tratta di
una città del potere imperiale, con palazzi di
rappresentanza,
terme, luoghi di ritrovo per visitatori di rango elevato; non era
un luogo di riposo ma un luogo di lavoro. Per una visita un
po’
accurata, ci vuole tutta la giornata; è scelta ottima
portarsi
da pranzare al sacco, così si sfrutta la parte centrale del
giorno. Da notare
l’ottimo e ampio parcheggio in
prossimità delle biglietterie: noi l’abbiamo
trovato libero e
gratuito, data la bassa stagione. Villa
Adriana a Tivoli Visita
a Villa D’Este. Dopo aver
più che
visitato, guardato camminando, le poche stanze aperte per il
transito verso i giardini, la Lia si accorse di avere smarrito il
borsellino, con dentro documenti e carta di credito. Naturalmente
siamo tornati precipitosamente
indietro rifacendo lo stesso percorso: la speranza era di avere
smarrito il portafoglio alla biglietteria di Villa Adriana o alla
vicina libreria. Ma le ricerche in questi luoghi si sono rivelate
infruttuose, così siamo tornati sul camper in pessime
condizioni
di spirito, anzi la Lia era affranta e non si dava pace. Ma
quando tutto sembrava perduto, ecco che il borsellino ricompare
sul pavimento della cabina, sotto la poltrona del passeggero; la
Lia tirò un sospiro di sollievo e cosi ci riuscì,
in breve, a
riconquistare lo spirito della vacanza. Ma ormai la visita a
Villa D’Este era andata. Durante il ritorno ad Ostia Lido,
abbiamo
avuto la prima difficoltà a imboccare il Grande Raccordo
Anulare
(GRA), perché non avevamo capito che per trovarlo bisogna
seguire l’insegna delle Autostrade e non la scritta GRA, che
appare quando non serve per poi scomparire quando ti trovi al
bivio e devi scegliere. Non c’è da prendersela con
Roma
perché sono problemi, purtroppo, comuni a tutta la rete
stradale,
e non solo in Italia. Dopo avere
mancato l’entrata, una volta
sul Grande Raccordo Anulare abbiamo, naturalmente, mancato
l’uscita
e questa non è una cosa allegra, perché significa
che ti devi
rifare il giro, circa quaranta chilometri. Ma non è finita
lì,
perché abbiamo incontrato la coda, una coda
pressoché immobile,
per cui ad un certo punto, quando ormai s’era fatto tardi,
abbiamo deciso di fermarci da un benzinaio; e mai decisione fu
più saggia, per prenderla abbiamo sfruttato gli ultimi
barlumi
di lucidità, prima di cadere in quella stanchezza cieca che
porta fatalmente a scaricare l’uno sull’altro le
responsabilità. Invece, con gran soddisfazione mia e della
Lia
abbiamo mangiato una gustosissima cena a base di pasta asciutta e
dato che la coda perdurava, abbiamo deciso di dormirci lì,
tanto
più che il benzinaio ha tenuto aperto tutta la notte. Svegliatici
verso le 8 di Sabato 22, siamo
partiti per il lago di Albano. Abbiamo
girato per un po’ a
vuoto tra Ariccia Castel Gandolfo e Rocca di Papa, saltando
Marino, l’unico Paese che portava veramente sulle rive del
lago,
come ci chiarì il cortese carabiniere in pensione (con sei
anni
di servizio a Bobbio e Torriglia, cioè vicino a Genova, la
nostra città, come ci ha tenuto a dire per mostrarci che
conosceva i nostri posti e la nostra gente) incontrato ad Ariccia,
una splendida località, dove la pace regna sovrana e
l’afa
della pianura è vinta da un venticello ristoratore. Abbiamo
capito perché ci vengono a fare i convegni da queste parti! Con le giuste
indicazioni del disponibile
amico carabiniere abbiamo imboccato la strada esatta per il lago,
che ad un certo punto ci apparve, da una fantastica balconata, in
tutta la sua placida bellezza, con la sua calma superficie
azzurra solcata da qualche rara barca. E, si, è vero che la
bassa stagione ti salva dalla confusione impossibile della piena
estate, però ti prende un velo di malinconia nel vedere
attrezzature turistiche, stabilimenti balneari e le stesse
bellezze naturali abbandonate alla solitudine, soprattutto le
bellezze della natura, prive del piacere di chi le guarda,
sembrano essere lì per nessuno e quindi inutili. Per fortuna a
questa filosofia dell’abbandono
e della malinconia subentra presto il piacere di godersi la
vacanza senza la folla chiassosa dell’estate. Comunque,
terminata la rapida visita al lago
ci avviamo sul Grande Raccordo Anulare per cercare
l’autostrada
che ci porti sulla costa adriatica. Lago di
Albano. Sullo sfondo
Castelgandolfo, tradizionale residenza estiva dei papi. Partenza
per Pescara.
Attraversamento dell’Appennino.
E’ un ambiente fantastico, nel senso che non ce
l’aspettavamo
una natura così selvaggia: si va per ore tra monti e valli
incontrando pochissimi segni dell’uomo e tutti compatibili
con
l’ambiente: vecchi centri di poche case che, oltre a non
danneggiare la natura, sembrano, addirittura, sottolineare
l’aspra
bellezza dei luoghi. Come appassionati cercatori di funghi,
abbiamo fatto un pensierino a tentare la sorte in quelle immense
foreste, sicuramente ricche dei mitici porcini. Abbiamo
rinunciato, con un certo rammarico, per rendere più spedito
il
viaggio, come abbiamo rinunciato alla voglia matta di scendere
nel Parco Nazionale d’Abruzzo, appena abbiamo visto
l’enorme
disegno dell’orso che campeggiava sul fianco della montagna. C’è
da dire che la Lia non si trova a suo
agio sui ponti lunghi e alti e qui ne abbiamo incontrato di
questi viadotti appesi al cielo, sopra spaventevoli precipizi:
buon per lei che l’eccezionalità del panorama
serviva da
piacevolissima distrazione da ogni altro problema. Per fortuna,
il camper non accusa problemi
di nessun genere e quindi si va, sia pure a velocità
moderata,
nel senso che non passiamo mai i cento all’ora. Nei
pressi dell’uscita di Pescara, ci
accostiamo da un benzinaio e dopo aver fatto rifornimento di
gasolio ci dedichiamo a un buon pranzo a base di prosciutto crudo
e frutta. Alle 14 siamo pronti per proseguire il viaggio, il
tempo è sempre bello, nonostante al nord piova e burraschi .
Prima
dell’uscita di Pescara, in
prossimità di Chieti, naturalmente sbagliamo strada a causa
della ingannevole segnaletica. L’errore è
aggravato dalla
presenza di un cantiere che ci costringe a un lungo giro prima di
riguadagnare l’autostrada e finalmente uscire sulla statale
Adriatica in direzione sud. Statale
Adriatica, verso il Gargano. Nonostante
sia sabato, le strade sono
deserte: allontanateci da Pescara e dai grossi centri che
gravitano su questa città, come Francavilla e più
ancora Ortona,
si va per interi quarti d’ora senza incontrare
un’auto.
Sembra una cosa da favola, abituati come siamo a Genova e sulle
Riviere, dove si fanno ore di coda ad ogni fine settimana se si
vuole uscire di casa, a meno che non si vada al passo del Faiallo,
gita piacevole, dove un tempo nascevano fantastici porcini di
faggio, oggi purtroppo depredati da moltitudini di cercatori
domenicali e infrasettimanali, sicché il sottobosco
sembrerebbe
impoverito dal continuo, incessante calpestio dei troppi
visitatori e funghi non se ne trovano più. Per
ora, quindi, ci è sommamente
piacevole questa assoluta mancanza di traffico. Occorre dire che
la costa, dopo Ortona appunto, è pressoché priva
di centri di
un certo rilievo. Tanto che alla fine, anche qui, la solitudine,
come avevamo già notato sul lago di Albano, dà
persino fastidio,
anche nel senso che uno dice: “Se si guasta il camper qui
come
me la cavo?” Per fortuna il Riviera fila che è una
bellezza,
passando accanto a un mare che sembra di turchese e a complessi
turistici chiusi, completamente abbandonati in questa stagione, e
siamo appena a settembre. Trabocchi che si propendono tra le onde
fanno pensare che qualcuno ci sia e che si dia da fare anche per
procurarsi cibo e denaro con questa pesca che non è mai
stata da
ricchi. Questi
impianti sono un’altra meraviglia per noi,
perché in Liguria sono completamente assenti e non pensavamo
più che esistessero. Da noi l’ultimo tentativo
è stato fatto
a Vesima anni fa, ma non deve aver dato buoni risultati,
perché
fu prima abbandonato e poi smontato. I
pochi paesini che si incontrano, sulla
carta sembrano sul mare, come San Vito Chietino, ma poi sono
sulla collina, sul mare c’è Marina di S. Vito; a
proposito in
questo paese esiste un belvedere di Dannunzio, dove il poeta
andava, evidentemente, a godersi il panorama. Le
spiagge scarse e ridotte, sono difese
dagli attacchi del mare da barriere di scogli artificiali. Anche
Vasto, grosso centro, che compare
dopo il deserto è sulla collina, sul mare
c’è Marina di…
ecc. Poi
si arriva a Termoli, sede portuale,
con ottime e numerose strutture turistiche come Vasto; ma anche
questi sembrano luoghi abbandonati e si stenta a credere che in
estate questi centri siano brulicanti di vita, quando ad appena
settembre sono nella solitudine più assoluta. Ci
si ferma a: Campomarino con qualche
peripezia, perché
anche qui, nonostante il nome, il paese è in collina: noi
cerchiamo il Lido e il campeggio sul mare, l’unico aperto in
questa stagione. Qui apprendiamo che il piroscafo per le Tremiti
parte da Termoli alle 9 e ritorna alle 17. Decidiamo di
pernottare e di alzarci per tempo per andare a Termoli per
imbarcarci per le isole. I
nostri propositi sono però frustrati
dalla mancanza di una sveglia (non ne portiamo mai in vacanza) e
dal sonno profondo di tutto l’equipaggio che è poi
sempre
composto dal sottoscritto e dalla Lia, che sbuffa un po’
dando
la colpa a non so chi per la lunga dormita, ma poi dice che ci
andremo al ritorno, alle isole. Lago
di Varano Si
parte per Rodi Garganico, ridente
paesino
con un piccolo porto e una lunga bellissima spiaggia. E’
domenica e qualcuno si vede sulla distesa di sabbia bianca,
c’è
persino chi fa il bagno: il termometro segna 32 gradi, noi
posteggiamo sul lungomare, dove ci sono un altro paio di camper.
Ma noi, prima di giungere a Rodi, passiamo per un’area molto
interessante: incontriamo uliveti, vigne, pini e una specie di
gariga o macchia di bassi cespugli, che è quasi sempre
risultato
degli incendi. In alcune zone, ampie e
molto estese, le pietre
bianche, di cui è adornato il suolo in tutto il Gargano,
emergono dai cespugli, caratterizzando l’ambiente e dando un
aspetto lunare. Ciò accade anche nei pressi dei laghi di
Lesina
e di Varano, che meriterebbero una visita particolare e non solo
un’occhiata dai bordi della strada: è una delle
cose da fare
magari al ritorno. Rodi
Garganico Tornando a
Rodi, la bella cittadina
turistica, che ci ha favorevolmente impressionato con le sue
palazzine basse e i giardinetti abbelliti dal manto di fiori
delle bougainvillee che contrastano in modo vistoso e piacevole
col bianco, che anche qui prevale nel suolo e nelle case. Abbiamo
deciso, prima di pranzo, di andare a
passeggiare nel porto, a guardare le vetrine dei negozi, pieni di
merce e molto belli, tipici delle zone balneari. Il paese è
anche pieno di seconde case, quindi qualcuno ci verrà, anche
fuori stagione e qualcuno in effetti c’è, come
abbiamo visto. Dopo aver
pranzato decidiamo per la spiaggia
e per un bagno che ci dia un po’ di refrigerio. Prima ci
allunghiamo, naturalmente, sulla spiaggia di sabbia finissima e
candida; ed ecco che lentamente un velo di nubi copre il cielo e
rinfresca l’ambiente, rendendo inutile il bagno. Si leva
anche
un vento di scirocco che ci fa pensare che forse non è
opportuno
andare alle Tremiti domattina, perché potremmo essere
costretti
a rimanere là se il mare si guastasse. In questo caso il
terzo
componente dell’equipaggio, di cui non ho ancora parlato, si
troverebbe a mal partito: la sua presenza a bordo è coatta e
dopo qualche ora ha bisogno dell’assistenza di qualcuno di
noi
due: si tratta della gattina Dasy, nera, anzi, nerissima, che, se
noi fossimo costretti a rimanere per un giorno alle Tremiti,
rimarrebbe sola, e oltre a immalinconirsi non avrebbe senza la
possibilità di mangiare. Decidiamo
quindi, ancora una volta, di
rimandare l’escursione alle Tremiti al ritorno (non
sarà l’unica
cosa che lasceremo per il ritorno, come abbiamo già visto a
proposito dei laghi di Lesina e di Varano, tanto che alla fine
dell’andata, avremmo avuto bisogno di un mese di tempo per
onorare tutti gli impegni presi con noi stessi!). Così, dopo
un’ultima
passeggiata sul lungomare, alle ore 14 di domenica 23
si
parte per Manfredonia. L’intenzione è di visitare,
viaggiando,
il: Gargano. Bellissimi
Peschici e la macchia di
Pini d’Aleppo. Incontriamo strade tortuose e non facili, ma
l’ambiente
è bellissimo e si va. Ogni tanto appare la costa, con le
rive
scoscese e l’azzurro del mare terso e spumeggiante tra i
sempreverdi pini. Avanti per
Vieste con le lunghe spiagge, i
bagni, i campeggi, gli alberghi tutti abbandonati, nonostante la
domenica. Occorre dire che la bellezza dei luoghi è dovuta
alle
montagne che cadono a picco sul mare, ma questa condizione rende
difficili le comunicazioni, soprattutto rende impossibili le gite
giornaliere e domenicali. Ecco , quindi una delle cause della
mancanza di visitatori. è
una condizione tipo Cinque Terre. Gargano:
Oltre Peschici Si lascia di
nuovo il mare e si ritorna all’interno
della pineta, dove si svolge buona parte del viaggio, data
l’assenza
di strade litoranee che proseguano nella direzione che ci
interessa. In più punti si incontrano accessi alla Foresta
Umbra,
ma è un’altra di quelle cose che lasciamo per il
ritorno. Comunque,
bisogna dire, che senza andare
nella famosa foresta, l’ambiente, sempre dominato dai
magnifici
pini d’Aleppo e dai lecci, è bellissimo:
l’unico rammarico
è, ancora una volta, che non ci sia pressoché
nessuno a vedere
queste bellezze: vero è che a pensarci, d’estate
su queste
strade, chissà quante code sotto il sole cocente e allora
ritorniamo a preferire la tranquilla condizione attuale. Pini
d’Aleppo, mare azzurro. Ecco il Gargano Sorpassiamo
Pugno chiuso, che credevamo un
paese e invece è un quartiere-residence veramente chiuso e
privatissimo, dove si scorge la sporadica presenza di qualche
proprietario di seconda casa. Ogni tanto,
tra i lunghi saliscendi, ci
appaiono, all’improvviso, bellissimi scorci e angoli
fantastici
con calette irraggiungibili. Si prosegue,
sempre tra i pini d’Aleppo,
purtroppo anche in mezzo ai risultati rovinosi dei molti incendi.
Ancora accessi per la Foresta Umbra che noi aggiriamo. Ed ecco
Mattinata, anche lei bella e abbandonata. Pochi abitanti stabili,
ma dallo sguardo lieto e se chiedi un’informazione ti
rispondono col sorriso sulle labbra e si fanno in quattro per
aiutarti. Gargano:
roccia bianca che affiora dal manto verde e una caletta da sogno. Comunque
l’ esperienza di questo periplo
del Gargano, suggerisce che è meglio affrontare il viaggio
in
senso inverso rispetto a come l’abbiamo fatto noi:
così si
rimane sulla sponda della strada che dà sul mare: si vede
meglio
la costa e si può usufruire delle poche aree di sosta che
sono
quasi tutte sul lato mare della carreggiata, cioè sulla mano
giusta. Arriviamo
a Manfredonia verso le 17,
ma un’ora
ce la passiamo alla ricerca dell’unico campeggio aperto, dove
arriviamo al calar del sole. Nel campeggio, come cala la notte,
c’è
pressoché il buio totale, siamo lontani dalla
città e quindi
dopo aver cenato, giriamo un po’ tra le ombre degli alberi,
illuminati da una sola lampadina, poi rientriamo in camper per
studiare il viaggio di ritorno. Lunedì
24 settembre, Partenza per Foggia e
per il ritorno: altri problemi per trovare la direzione. Ci si prepara
mentalmente alla traversata
per le Tremiti, con imbarco da Termoli. Ma l’escursione non
la
faremo per una forte burrasca sopraggiunta nel frattempo; le
Tremiti le vedremo in panoramica, scendendo dal tavoliere delle
Puglie. Si
pranza a San Vito Chietino in
prossimità del belvedere di Dannunzio. Si raggiunge, in
serata, Porto
Recanati ed
è lunedì. Campeggio
molto grande, assai bello dove rompiamo la canna fumaria della
stufa retrocedendo in piazzuola, per un filo porta stuoia troppo
basso. Si fa la riparazione con l’operaio, mandato dalla
direzione, che deve però andarsene perché
è a fine turno, e
si offre, quindi, per l’indomani mattina: faccio io,
facendomi
dare del silicone. Martedì
25 partenza per Loreto e Recanati.
Visita alla basilica, notevole, con navate fortificate. Verde,
ottimo panorama, eccezionale organizzazione: ristorazione,
posteggi, soccorso morale con numerosi confessori all’opera,
si
vede proprio che la Chiesa fa le cose senza nulla tralasciare. Le
altre organizzazioni che si occupano di persone dovrebbero
imparare da lei. Loreto:
il Santuario-fortezza A
Recanati visita ai
luoghi leopardiani. La
cittadina è un bel borgo medioevale, dove molte cose parlano
del
Poeta, prima di tutto ritroviamo il suo sguardo mite nella statua
di piazza Leopardi. Poi c’è il colle
dell’infinito, la casa
e il balcone di Silvia…, la casa del poeta, la torre del
passero solitario; insomma, tra cose vere e cose presunte si vive
l’emozione di una stagione di vita e poetica così
lontana, non
tanto nel tempo ma nel modo di vivere e nella organizzazione
sociale: oggi pochi si emozionano davanti ai panorami offerti da
un colle e tanto meno si passano il loro tempo ad ascoltare il
canto malinconico del passero solitario, da non confondere col
passero delle nostre città. E tuttavia Leopardi conserva una
grandezza e una modernità che il tempo non scalfisce. Non abbiamo
potuto invece rendere omaggio
alla tomba di Beniamino Gigli, un altro grande figlio di Recanati,
perché il cimitero era temporaneamente chiuso. Raggiunta
Riccione alle 16 di
mercoledì 26,
cerchiamo un campeggio aperto, ne troviamo uno enorme, strapieno,
per una parte consistente, di stanziali. La
passeggiata serale ci fa incontrare
pochissimi turisti, anzi si può dire che il luogo
è deserto e
incute anche un certo timore il lungomare lontano dal centro
abitato. Si nota però abbondanza di strutture di prima
classe
per l’accoglienza e il divertimento. Non avevamo ancora visto
nulla di simile, questa zona della costa romagnola gode di fama
non usurpata per la capacità di offrire svago e divertimento
ai
vacanzieri che, in estate, calano qui da tutta Europa. E comunque
piange il cuore nel vedere tutto abbandonato dopo il breve
periodo dell’estate nostrana. Al
mattino del giovedì 27
settembre si parte via litoranea
(noi preferiamo, quando
è
possibile, la strada normale all’autostrada,
perché lungo le
statali si vedono città e paesi e questa
è già vacanza),
così incontriamo Rimini e le sue formidabili attrezzature da
capitale del divertimento; ma, come dice Tonino Guerra, è
scomparso il mare, non si vede più, d’estate,
dietro le cabine
dei bagni e le pareti degli alberghi. “Abbiamo
distrutto 60 chilometri di costa;
una volta arrivavo in bicicletta camminando a fianco a questa
lama di luce e la Rina e Balestri ne erano quasi smarriti.
Abbiamo distrutto 60 chilometri di costa…. per il denaro, il
denaro piace, il denaro ti porta in tavola cose più buone e
ti
fa trovare una donna quando sei vecchio” Continua Tonino,
scoprendo le debolezze che ci aiutano a distruggere
l’ambiente
naturale e la vita sana di un tempo. Siamo
in partenza per Ravenna e S.
Apollinare in Classe. Siamo
andati prima a Classe, chiesa di
eccezionale bellezza nell’equilibrio delle linee, molti i
visitatori, giunti in macchina, col bus e con i torpedoni. Abbiamo
pranzato nel comodo parcheggio, all’ombra
dei giovani platani, poi abbiamo visitato Ravenna e infine
abbiamo cercato San Vitale, il capolavoro di arte bizantina.
Dobbiamo dire che la ricerca è stata defatigante (e non
è
facile trovare una chiesa circondata da palazzi, anzi infilata
dentro ai palazzi, tanto che per andarci bisogna entrare nel
portico di una casa). Avevamo appena iniziato la visita, in coda
ad un gruppo di giapponesi, gli onnipresenti giapponesi, stavamo
osservando i mosaici splendidi per poi avvicinarci alla tomba di
Galla Placidia, quando una signorina ci ha chiesto il biglietto,
che nessuno ci aveva chiesto di fare. Non è valsa la
volontà
nostra di ovviare all’inconveniente lì per
lì, senza tornare
indietro: non c’è stato nulla da fare. Siamo
usciti incazzati
e questa è stata la visita. Alle
17 partenza per Ferrara. Si arriva al
Campeggio Estense, comunale, a sera e non c’è
più tempo che
per cenare. Il campeggio è bellissimo, verde e accogliente,
con
servizi quasi di lusso. Presenti le solite tre roulotte e un
Camper abitati. L’indomani,
giovedì 27, giornata dedicata
a Ferrara. Visita del
centro storico, castello, duomo,
mura; ma, appunto dentro le mura, tutto parla di antico, di
medioevo e di rinascimento, più il primo, ci è
sembrato, che il
secondo. Ferrara è una città museo che tuttavia
vive nell’oggi;
capitale delle biciclette, bisogna stare attenti per non essere
messi sotto dalle folle di ciclisti, che spesso non rispettano la
segnaletica, nel senso che vanno anche contro mano e transitano
sotto i portici e nelle vie riservate ai soli pedoni. Tuttavia la
città è serena e piacevole. Una meraviglia per il
viaggiatore,
che, ovunque, non solo a Ferrara, ha la rara fortuna di vedere le
cose in modo meno stanco e ovvio degli abitanti, che essendo
abituati a tutto, tutto trascurano. Per questo è importante
viaggiare. Vane sono
state le nostre ricerche per
individuare il giardino dei Finzi Contini in qualche punto di
Corso Ercole I D’Este; probabilmente il giardino, reso famoso
dal romanzo di Bassani, è stato occupato successivamente
dall’attuale
Orto Botanico. Ferrara:
il castello degli eEstensi Si rientra
venerdì 28, sfiorando Mantova,
dove abbiamo occasione di passare a fianco del Parco del Mincio, e
di vedere il grosso lago, formato da un
rallentamento del fiume
e che del Parco è uno dei punti di forza, con molto verde
attorno, bellissimo e vissuto e goduto dai cittadini.
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