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Viaggi in camper Settembre 2003 Viaggio in Francia Castelli
della Loira Normandia Biarritz Lourdes Partenza da Voltri martedì 16 settembre 2003. Rientro venerdì 26 settembre. Chilometri totali 4500. Problemi riscontrati: i campeggi, tutti ben curati, a prezzi
modici non hanno, generalmente, le prese luce a norma europea, ma noi dopo il
viaggio in Provenza dell’anno scorso, ci siamo attrezzati e abbiamo i raccordi
necessari. Il problema principale è stato che i campeggi in questo periodo sono
tutti chiusi e spesso è stato stressante, alla fine della giornata, andare a
cercare un pernottamento sicuro. Un solo giorno comunque abbiamo pernottato in
autostrada, all’autogrill di Montpellier. Si parte da Voltri martedì mattina 16 settembre. L’equipaggio è
formato da Michele, il sottoscritto, e dalla Lia, che è l’addetta ai
rifornimenti. Manca la gattina Dasy, che non avrebbe sopportato volentieri un
viaggio così lungo, in cui si è sempre in movimento. Avevamo previsto tappa ad
Avignone, perché ci piaceva l’idea di passare una serata sul placido Rhon, davanti
alla città dei papi, ma ragioni di tempo ci hanno imposto di andare il più
vicino possibile alla zona dei Castelli della
Loira. Così si va per fare tappa a Vienne
(nei pressi di Lione), dove ci sono dei campeggi. Dall’autostrada però
non indoviniamo l’uscita (non era segnalata o era segnalata male), così
cominciamo a girare a vuoto per più di un’ora, col buio che comincia ad
avanzare e nel buio è più difficile trovare i campeggi. In questo girovagare
senza costrutto a un certo punto incontriamo i campi di gara per cani, dove,
qualche tempo prima, l’amica Angela aveva portato la sua campionessa Qeen (uno
splendido pastore belga) a farla esibire nei numeri dell’agility in cui
eccelle. Comunque, dopo questo lungo
vagare, con l’aiuto e la grande cortesia di alcune persone, che hanno persino
smesso il footing per aiutarci a cercare la via giusta, siamo giunti al camping
annuale di St. Genis de La Val. Un campeggio
buio, più simile ad un parcheggio cittadino. Va bene lo stesso, naturalmente,
la conduttrice è cortesissima. Il campeggio è pieno, nonostante siamo oltre la
metà di settembre; sembra addirittura che i campeggiatori siano abitanti
stabili. Al mattino, sempre dalla
gentilissima proprietaria, ci facciamo spiegare la strada più diretta per
andare verso Bourges, chiarendo che non
intendevamo usare l’autostrada (l’Autoroute), soprattutto perché volevamo
goderci il panorama e i paesini e poi per la spesa elevata del pedaggio
autostradale. Mercoledì 17, alle ore 9,30, si parte: le
indicazioni sono di proseguire per Tarare, Roanne, Lapalisse, Bourges. Si procede in tutta
tranquillità, godendoci la campagna piena di mandrie di bovini, di vigne,
mentre i paesi sono un giardino fiorito: ci sono vasi di fiori persino sui pali
della illuminazione. Naturalmente non mancano i
momenti di noia e di stanchezza, ma noi li sconfiggiamo con brevi riposini
prima e dopo la pausa pranzo, che col ricupero energetico porta anche al
recupero dello spirito. E così ogni volta si riparte con rinnovato interesse
verso tutto ciò che incontriamo, uomini paesi e strutture. Notiamo che qui
vengono curate anche le strade di campagna, che ha panorami vasti senza paesi,
con coltivi e pascoli che mantengono i prati verdi con l’erba rasata come tanti
immensi tappeti erbosi. Naturalmente passare per la
Nazionale significa anche perdere la strada e ciò è accaduto a Vierzon, poco dopo Bourges.
Una deviazione per lavori ci ha portato fuori direzione. Abbiamo chiesto
ripetute volte, anche a due italiani, senza fissa dimora, che non facevano fare
bella figura al nostro Paese. Alla fine, cercando di fare una inversione di
marcia, abbiamo imbroccato il cartello che ci ha condotto sulla via giusta. Si giunge alle 18
a Chenonceaux, Camping Le Moulin
Fort. Siamo sulle rive della Cher, un
affluente della Loire, che scorre placida sul letto-canale. Giovedì 18 Facciamo visita al primo
castello, quello di Chenonceaux, naturalmente. che si trova a due chilometri da dove siamo
campeggiati. Ci mettiamo in marcia e scopriamo che il castello è servito da un
campeggio che è proprio a fianco dell’entrata, mentre sul grande piazzale c’è
un posteggio per camper e una gran quantità di posteggi per mezzi di ogni
genere. Visitiamo i giardini e le
stanze, che videro nel corso dei secoli, tra lotte intestine, alleanze e
tradimenti, costruire i fatti e le politiche che diventeranno una fetta della
storia di Francia. Tra i passati abitanti di queste
camere, risaltano le figure di Francesco I, che oggi definiremmo un megalomane,
di Caterina Dei Medici e Diana di Poitiers. Il castello è circondato da un
bosco antico ed è immerso, disteso tranquillo nelle placide acque della Cher,
in cui si specchia, raddoppiando i suoi archi e i suoi torrioni, che riescono
così ad avere una forma leggera ed elegante. Si rientra alla base, si pranza,
si osservano i palloni che portano i coraggiosi a vedere i castelli dal cielo e poi si parte dal riposante campeggio per Amboise, sempre immersi in una atmosfera calda tra
bellissime giornate che qui non conoscevano a questa stagione. Di Amboise
ci colpisce subito il paesino con le case dalle caratteristiche nordiche e il
castello in mezzo a loro. Il castello è una vecchia
fortezza medioevale a cui è stata aggiunta quest’ala nuova che è il castello
rinascimentale. Dal giardino si gusta meglio la bellezza del borgo con le case
dai tetti neri spioventi. L’interno è persino tetro in
alcune stanze. Fuori, sui torrioni, la vista spazia all’intorno e oltre alle
casine belle dai tetti neri e aguzzi si vede la Loira che scorre tranquilla per
andarsi poi a buttare oltre il ponte verso una discesa un po’ più ripida. Ci siamo diretti a Blois, già segnalatoci come paese dal traffico
impossibile da un vicino di campeggio con cui avevamo scambiato qualche battuta
per via del gatto che questo signore si portava a spasso con l’esko (noi
naturalmente gli abbiamo parlato della nostra Dasy). E bisogna dire che l’uomo
non aveva torto, di fatti abbiamo girato tanto per trovare posteggio che hanno
chiuso il castello, così ci siamo dovuti limitare a guardarne la facciata,
compresa quella della chiesa dove Giovanna d’Arco fece benedire il suo
stendardo prima della battaglia di Orleans che, quando tutto sembrava perduto,
mutò, a favore dei francesi, le sorti della lunghissima guerra con
l’Inghilterra. Imponente comunque il maniero,
che però, essendo in mezzo alla città, non è facile da vedere in tutta la sua
mole. Succede come per alcuni monumenti nei centri storici italiani. Stanchissimi, anche per il clima
che continua ad essere caldo, ci siamo messi alla ricerca di un campeggio che abbiamo trovato a sera, alle
19, a 5 chilometri da Chambord. Un campeggino carino dove ci siamo sistemati
tra siepi di conifere. Anche qui non c’erano luci accese, allora abbiamo capito
che era una abitudine di fine stagione: quasi tutti i campeggi li avremmo
trovati in queste condizioni. Comunque abbiamo scambiato
qualche parola col proprietario, abbiamo parlato della siccità e del caldo
eccezionale dell’estate, che sembrava continuare all’infinito; l’uomo però,
prima di allontanarsi zoppicando, ci ha detto che in Normandia avremmo trovato
un clima più fresco e la nebbia (la brume). Venerdì
19 Abbiamo pagato (in nero) la
sosta notturna al nostro amico, che è venuto a salutarci con la sua gamba
malandata, ci ha assicurato che il castello di Chambord, verso cui eravamo
diretti, era vicino e ben visibile dalla strada; abbiamo continuato a
sbracciarci fino alla prima curva. In fondo al paese la strada si
immerge nella foresta e prosegue così per parecchi chilometri. Il castello ci appare
all’improvviso in tutta la sua magnificenza. Questi manieri nascono in fondo da
esigenze di autopromozione, certo non meno costosa dell’odierna pubblicità.
Comunque, l’opera, qualunque sia stata la spinta a costruirla, è uno splendore. Si filma, si fanno foto, poi si
parte per Etretat, Normandia. Ancora una volta, però, e non
sarà l’ultima, ci rimbalza contro l’aspetto negativo del rifiuto
dell’autostrada: ci perdiamo, non riusciamo a districarci dalle stradine nel
tentativo anche di evitare Orleans (le città abbiamo deciso di farle in
un’altra occasione). Si chiede, si va, si chiede ancora: la gente è quanto mai
cortese e ospitale. Alla fine si arriva a Beaugency,
si imbocca la D925, poi la N10 e si arriva a Chartres.
Vediamo la cattedrale tra le case, ci allontaniamo, aggiriamo il monumento e in
un punto in cui è completamente in vista ci fermiamo a fare una foto. Si prosegue verso Dreux, Evreux, Louviers; prima di Dreux ci fermiamo a
mangiare e vediamo una macchina targata Varese, ma loro non ci notano, nemmeno
al suono del clacson: sembra che litighino. Si cerca di evitare Rouen; si fa qualche tratto di autostrada e di
superstrada, si arriva al ponte di Le Havre. È
emozionante, noi crediamo che si tratti del Pont de
Normandie, che sarà ben altra cosa! Arriviamo a Etretat verso le
17,30, non c’è nebbia e fa caldo, tanto che vedremo la gente fare il bagno. Posteggiamo sulla piazzetta
accanto a un altro camper di francesi: il guidatore ci aiuta nella manovra. Saliamo i pochi scalini che ci
portano sulla breve passeggiata che costeggia la spiaggia e ci si presenta uno
spettacolo grandioso e dai connotati fortemente emotivi: le falesie. A destra,
guardando il mare, un muro di granito rosa, alto 70-80 metri, si precipita sul
mare a perpendicolo, a sinistra la roccia è composta di dolomite e il mare e le
maree hanno scavato, nei millenni, strane figure sulle pareti che scendono a
perpendicolo sul mare. Siamo saliti in cima al belvedere, da dove si dominano
gli orizzonti: è bello uno sguardo da lì: si vede il paesino, la spiagetta con le barche e la gente che fa il bagno, e
queste pareti candide, dal cappuccio verdeggiante, dove siamo noi con tante
altre persone. Tutti filmiamo e facciamo fotografie, c’è un punzone verticale,
un getto, che sorge dalla spiaggia, staccato dal resto della parete, e sembra
una delle Torri del Vajolet . Sul prato ci sono, tra le erbe, anche cavoli
inselvatichiti, più in là alcuni conigli selvatici mangiano furtivi l’erba. C’è anche un campo da golf con
alcuni giocatori che stanno disputando una partita. Sulla spiaggia ci sono barche,
pescatori e bagnanti. Una giornata che non dimenticheremo! Capiamo che una delle cose
importanti del viaggiare è quella di dare risalto, slancio, nuova vita a cose
che per gli abitanti del posto sono ormai annegate, nascoste nella noia delle
abitudini, quindi viaggiare fa bene al viaggiatore ma anche alle genti dei
luoghi visitati: un paese senza visitatori è un paese senza prospettive, perché
nessuno più lo aiuta a leggere le sue bellezze, le sue peculiarità. Cerchiamo un campeggio e
incontriamo le solite difficoltà a trovarne uno aperto ( in verità a Etretat
c’è un parcheggio con servizi, noi l’abbiamo visto l’indomani, ma tanto
non ci sarebbe servito, perché in questa
stagione ci saremmo stati soli e a noi non piace dormire per strada da soli),
poi finalmente ne scoviamo uno, in mezzo ai campi; è carino, ha un prato
verdissimo, la conduttrice, che si muove destramente con due stampelle tra le
braccia, parla una lingua, probabilmente un dialetto locale, assolutamente
incomprensibile e anche noi, col nostro francese affaticato, stentiamo a farci
capire. Comunque ci sistemiamo e, al calar della notte, notiamo che l’abitudine
di tenere l’impianto di illuminazione spento anche qui regna sovrana:
naturalmente pagheremo in nero. Chiediamo delle baguettes, la
signora ci risponde che ci saranno domani mattina, ma non ci spiega che viene
il fornaio a venderle e dopo due minuti se ne va, sicché restiamo senza.. Sabato 20 Si parte e per evitare rimpianti
si va a Fecamp. Posteggiamo sulle banchine del
porto e ci facciamo una passeggiata. I
Pescatori vendono il pesce appena pescato, vorremmo comprare ma c’è una coda
infinita e alla fine rinunciamo. Si va a fare rifornimento di
baguettes al super Plus. La Lia compra anche un po’ di carne locale, un po’ di
uva Italia, che costa molto meno che qui da noi, nonostante provenga dal nostro
paese: sono i misteri del mercato. Cerchiamo delle cartoline con le
falesie di Etretat ma non ne hanno, così si torna sul posto e la
cosa non ci dispiace affatto. Scopriamo che a Etretat c’è un
enorme parcheggio gratuito, con servizi, mentre noi il giorno prima siamo
andati a posteggiare nella piazzetta davanti alla passeggiata, dove con i
camper era proibito andare, ma noi non ce n’eravamo accorti. Si parte davvero, direzione Le Havre. E abbiamo visto e cavalcato col
nostro camper l’ottava meraviglia del mondo, il Pont
de Normandie. Siamo planati a Honfleur
(questa immagine, bellissima e aderente alla meraviglia e all’emozione che
abbiamo provato vedendo e attraversando il Ponte, è della Lia) e Honfleur è uno
spettacolo tutto da vedere, proprio nel senso che il racconto non rende l’idea.
Il paese, tipico borgo nordico nell’architettura, è colorato di fiori, hanno
dato una dimensione floricola nella aiuole persino ai cavoli e alle bietole, e
come stavano bene! Poi c’è l’organetto, la giostra del paese dei balocchi, il
canale dei pittori, i venditori di pesce. Nelle viuzze ci sono numerosi
ristorantini tipici, alcuni ricavati da cantine, e tutti sono pieni di clienti. Sul canale altra gente affollava
la via che faceva ricordare vagamente Venezia, altri ristoranti e l’organetto
che suona un’antica nenia provenzale, con le barche che si dondolano pigre. Questa fascinosa premessa ha
avuto un seguito disastroso, perché abbiamo passato il resto della giornata a
cercare i luoghi della costa. Della Cote Fleurie
ci siamo persi quasi tutto per errori di percorso e per difficoltà di posteggio
(avremmo dovuto insistere e tornare indietro): abbiamo fatto un passaggio
frettoloso solo a Trouville e poi a Deauville. Abbiamo centrato solo Cabourg, il
paese dove Proust passava le vacanze e dove ha ambientato le sue Recherche:
abbiamo trovato posteggio davanti a un’enorme spiaggia, per giunta ingigantita
dalla bassa marea; l’arenile era pieno di gente che faceva il bagno o prendeva
il sole: era caldissimo. Del resto di solito il 20 settembre in Normandia non
si fa il bagno. In lontananza le falesie, altissime. Siamo risaliti verso l’interno,
per poi scendere ancora verso la costa, dopo aver girovagato a lungo nei campi
e tra i paesi. Siamo usciti al mare, alla fine, oltre il Calvados a Guardcamp,
in prossimità dei luoghi dello sbarco degli Americani. Ovunque ci sono cimiteri
di guerra e ovunque si vedono associazioni americane di reduci. Oggi, però,
l’America non è più in prima linea nella difesa delle libertà, anzi sembra
operare esclusivamente a vantaggio dei propri interessi, che a me paiono, per
giunta, difesi molto male. Si taglia la penisola del Cotentin, si salta Cherbourg
e si va verso Granville e in prossimità
del paese, noto per le maree che superano i 14 metri, si comincia a cercare
campeggio, che troviamo a Breville, un paesino
tutto seconde case, monolocali e residence con un grosso camping-villaggio turistico, La Route Blanche,
dove giungiamo alle 19,40. Qualche problema, perché troviamo la gente dentro ma
la Direzione chiusa e la sbarra abbassata; ci apre, con la tessera elettronica,
un volenteroso turista, che sta rientrando. Sesto giorno,
domenica 21 Si parte per Mont St.
Michel. Dopo un viaggio tranquillo, ecco apparire sull’orizzonte piatto
la caratteristica sagoma grigia della cittadella della fede. Dopo un po’, sono
le 12, posteggiamo nell’ampio parcheggio per camper, dove si può anche dormire,
come ci informa la ragazza che ci dà i biglietti. Ci sono tante macchine, c’è gran
gente. Ci avviamo subito verso la fortezza. La marea si è ritirata e il mare,
di cui è rimasta impregnata la sabbia in modo evidente, è lontanissimo, a 17
chilometri, si legge nella guida e Mont St. Michel sembra un’isola nel deserto.
Nonostante gli avvisi contrari, ci sono gruppi di persone nella sabbia, tanto
lontane che riusciamo a distinguerle solo coi binocoli. Entriamo tra i vicoli della cittadella
e ci sembra di essere nel medioevo, nell’atmosfera cupa de “Il nome della
rosa”. Questa impressione però dura poco, perché le stradine sono, in realtà,
un gran bazar, dove si può comprare di tutto. C’è tanta gente che non si riesce
neppure a camminare. E tuttavia usciamo soddisfatti lo stesso: la visita è
stata piacevole e interessante, ci ha arricchiti di nuove conoscenze e di
emozioni vere, che vengono dalla coscienza di essere stati in un luogo che ha
fatto la storia della fede a queste latitudini. E ciò nonostante l’icona Mont
St. Michel sia un po’ logorata dalla pubblicità. Si pranza e poi si parte senza
sfruttare appieno il biglietto che ci permetterebbe di pernottare. Lasciamo la Normandia e
giungiamo a St, Malò, uno dei simboli della Bretagna. Ci avviciniamo al porto e parcheggiamo
accanto a dei capannoni in numerosa compagnia, ci sono infatti, su ambo i lati
della strada, una ventina di camper. Scendiamo e ci avviamo verso le
mura che cingono l’antico borgo medioevale, dedito un tempo alla guerra
corsara. Attraversiamo un ponte e siamo sotto la cittadella fortificata;
entriamo da una porta e saliamo subito sulle mura, da dove si gode un ottimo
panorama sul porto e sui vicoli interni, brulicanti di vita. Ci immergiamo
anche noi tra la folla tranquilla dell’isola pedonale: osserviamo i negozi,
acquistiamo le cartoline e le baguettes. Bella la cattedrale gotica, la città è
molto curata e non sembra un vecchio borgo perché le case e i palazzi pubblici
sono tirati a nuovo, altro che certi centri storici nostrani, con i muri
cadenti e i vicoli pieni di spazzatura! Si ritorna e in prossimità del
ponte che avevamo attraversato prima, notiamo dei camper fermi davanti ad una
sbarra abbassata. “Gli sta bene!” commentiamo, con un po’ di cattiveria, “Hanno
voluto venire fin sotto le mura, sfidando i divieti, ed ora se ne stanno lì
fermi” Ci accucciamo per attraversare
le sbarre, tutti soddisfatti, ma ben presto ci rendiamo conto che anche noi
siamo bloccati dal ponte levatoio, che è aperto per far passare le barche, che
rientrano prima della bassa marea. Attendiamo assieme a tanta altra gente, a
piedi, in bici, in macchina: vediamo a venti metri il nostro camper, ma è
dall’altra parte! Dopo un quarto d’ora ritorna il
ponte e si parte, con una lunga galoppata, per Perros
Guirec e la Corniche Bretonne. Facciamo
la strada prossima alla costa di questa parte della Bretagna, con qualche
puntata al mare, ai paesini del turismo estivo e ai numerosi fiordi, che si
insinuano nell’interno. Arriviamo all’imbrunire al Camping Municipal Ernest Renan di Luannec, dove entriamo per pernottare dopo una lunga
e difficile ricerca del responsabile, dato che la Direzione è chiusa. Il
campeggio è bello e confortevole, il paese si trova al confine orientale con
Perros Guirec, uno dei paesini più belli del turismo bretone. Lunedì 22
settembre Prima di partire ci facciamo
dare una foto del campeggio e l’immagine dall’alto ci fa scoprire bellezze e
attrezzature che non avevamo notato all’arrivo, nel chiaroscuro del tramonto:
il campeggio è grandissimo, pieno di verde e di fiori, molto ordinato e ha un
grosso lago costruito dal vento, dalle maree e dalla mano dell’uomo; questo
bacino serve per mantenere l’acqua per i bagnanti quando la marea si ritira. Il tempo, nonostante il sole, è
lievemente perturbato e una nuvola lascia cadere qualche leggera goccia di
pioggia: è una avvisaglia di quello che succederà in giornata. Si passa dalla posta per
impostare le cartoline e poi si parte veramente; si fa la costa, la Corniche
Bretonne, i luoghi del turismo bretone e si ammirano Perros
Guirec, Ploumanac’h, Tregastel, con i
loro porticcioli pieni di barche, i graniti rosa e i fiordi che penetrano il
territorio. A Ploumanac’h incontriamo una
coppia di Verona con un pic-up munito di cellula abitativa, sono gli unici
italiani che abbiamo incontrato nel nord. Ci si saluta calorosamente, si fanno
quattro chiacchiere e poi si va. Si incontrano dei dolmen lungo
la strada (senza riuscire in seguito a ricordare il punto preciso). Dopo Trebeurden
comincia a soffiare un forte vento e dopo Lannion comincia
la pioggia, prima leggera poi sempre più forte. Infine sulla superstrada per Brest è il diluvio. Si esce dalla superstrada e si va
a Crozon, una penisola che la guida descrive
come una delle bellezze della Bretagna, che vale la pena vedere e dove avevamo
contato di sostare per la notte, impegnando il pomeriggio in gite verso i
luoghi panoramici descritti dalla guida come meraviglie; ma dopo essere
arrivati sul posto, immersi nella nebbia e nella pioggia torrenziale, decidiamo
di andare avanti. Man mano che scendiamo di
latitudine la tempesta sembra placarsi, ma le nuvole ci inseguono minacciose e
noi decidiamo di scendere sempre più a sud, convinti di lasciarci alle spalle
il temporale: riusciamo in questo
intento, ma saltiamo tutta una parte della Bretagna che avevamo contato di
visitare con puntate a Duarnenez , Quimper,
Concarneau, ecc….. Così la superstrada ci porta tra la noia e la
stanchezza a Carnac, dove giungiamo nel
pomeriggio. Una indicazione poco chiara, sulla
Grande Route, ci porta in campagna anziché al mare, giriamo un po’ a
vuoto poi finalmente guardando e chiedendo si arriva a destinazione. Qui non
piove, ma c’è un vento freddo e nuvole che corrono veloci. Diamo un’occhiata
alle spiagge, al lungomare, ormai senza turisti e poi cerchiamo i megaliti e ce
ne sono a migliaia, del quarto millennio avanti Cristo, dicono le scritte
(sulla guida si legge che vanno dal 4500 avanti Cristo al 2500). C’è tanta gente a vedere, molti
sono inglesi. Forse saremmo rimasti ancora tra i Menhir ma il vento dà molto
fastidio, così la Lia fa qualche foto, qualche ripresa con la telecamera e ci
avviamo alla ricerca di un campeggio dove pernottare; naturalmente è il solito
stress, prima per trovare la zona dei campeggi poi per trovarne uno aperto. Ci
riusciamo all’imbrunire, entriamo nel Camping de
l’Ocean, non c’è il gestore, ma si vede gente che armeggia tra le tende
e le case mobili: a noi basta per capire che il campeggio è aperto e ci
sistemiamo. Martedì 23
settembre. Cominciamo con la partenza:
l’addio alla Bretagna lo abbiamo dato male, perché quando eravamo già a 35
chilometri da Carnac, dopo un’occhiata alla
guida e una rapida consultazione, decidiamo che non possiamo essere venuti fino
lì e andarcene senza visitare i chilometri di Menhir di Erdeven! Giusto scrupolo, naturalmente e così voltiamo e torniamo
indietro. Erdeven è vicino a Carnac; chiediamo: “Dove sono i Menhir di
Erdeven?” ma tutti ci rispondono che loro non conoscono questo sito, che lì ci
sono i megaliti di Carnac e che forse quelli noi cercavamo. Alla fine siamo
tornati sui nostri passi senza aver capito se si trattava di una indicazione poco chiara della
guida oppure la gente del luogo non era informata, cosa quest’ultima che sembra
poco probabile, anche se il turista sa cose che spesso i locali non conoscono. Dopo un defatigante tratto di
Superstrada siamo giunti a Nantes e, nel
tentativo di evitarla, abbiamo perso parecchio tempo. Per acquistare lucidità
ci siamo fermati a mangiare ed è stata una scelta indovinata perché ci
aspettavano 150 chilometri di Statale (Nationale) dietro a due trasporti
eccezionali. Finalmente ad un certo punto abbiamo deciso di rinunciare al
sorpasso e allora ci siamo distesi e ci siamo goduto il panorama attorno a noi,
veramente interessante, sia per le coltivazioni che per i paesini. Siamo giunti nel tardo
pomeriggio al Camping Bellevue a Chatelailon nei pressi di La
Rochelle. Il campeggio è in faccia al mare
e così decidiamo di farci una passeggiata ristoratrice lungo la pedonale che
fiancheggia la scogliera artificiale. C’è il porto, anzi ce ne sono due e ci sono tante barche all’ancora, anche fuori
del porto. E’ bello, sia il mare e la passeggiata che il paesino, che è pieno
di seconde case. Peccato che non ci sia nemmeno un palmo di spiaggia. Un po’
più al largo ci sono gli allevamenti di ostriche. Noi però avremmo voluto, se
non fare il bagno, farci almeno un pediluvio; la Lia però osserva che si
intravedono, appena sotto la leggera risacca, tratti di spiaggia. Non facciamo
nemmeno a tempo a scambiarci i dubbi che la superficie liberata dall’acqua si è
già ingrandita vistosamente e il bagnasciuga, che prima lambiva gli scogli, ora
si è già allontanato di qualche metro e si allontana a vista d’occhio; io
scendo a bagnarmi i piedi, l’acqua è calda come nel Mediterraneo! Mi beo nel
pediluvio, mentre la spiaggia si ingrandisce sempre di più: nel giro di
mezz’ora ne abbiamo centinaia di metri a disposizione mentre le barche si
coricano su un fianco e restano all’asciutto. È la marea che si ritira e
finalmente l’abbiamo vista in diretta! Al mattino, alle 9, le piccole
onde del bagnasciuga sono ancora lontane e la spiaggia è sempre larga qualche
chilometro, come la sera prima, le barche sono sempre all’asciutto, coricate su
un fianco ma, curiosità nella curiosità, i pescatori per poter partire per la
pesca prendono i loro natanti con dei trattori, attraversano la lunga spiaggia,
e li scaricano dove arriva il mare, senza attendere la marea. Mercoledì 24 Si parte da Chatelailon, ci
siamo vestiti, per la prima volta, un po’ più pesanti, l’intenzione è di
oltrepassare Bordeaux per arrivare a Biarritz, poi si vedrà. La Nationale è bella e il
viaggio si svolge in tranquillità, per buona parte in una foresta di pino nero
che costituisce il Parc Naturel Regional de Landes de
Gascogne. Giunti a Biarritz abbiamo cercato invano un parcheggio vicino al mare: la
strada è stretta perché si trova su un alto costone, dove peraltro ci sono
scalinate e stradine per scendere al mare, che è di un azzurro intenso. Si
guarda passando, il paesino è carino, dotato di ottime attrezzature turistiche,
soprattutto per il turismo balneare. Da questo punto di vista merita
l’appellativo di “perla dell’Atlantico”. Si va verso Lourdes, si sente odore di Pirenei,
nell’architettura delle case e nei caratteri somatici e culturali della gente.
Alle 19,30 arriviamo al campeggio verdissimo di Les
Sapins (gli abeti), il gestore, molto dinamico, ha più l’aspetto e le
movenze di un torero che di un albergatore. Molto simpatico, comunque. Giovedì 25
settembre. Si parte dal campeggio Les
Sapins a circa trentaquattro
chilometri da Lourdes. Dopo varie rotatorie ci si immette sulla strada buona.
Persiste, naturalmente, la nostra volontà di evitare le autostrade. Il breve viaggio si svolge in
mezzo alla campagna e ai paesini dall’architettura ispano-pirenaica. Si
approda, dopo la solita ricerca, ad un posteggio (4 euro 12 ore, ma c’è anche
la tariffa per un’ora). Con una bella camminata si
arriva alla basilica, molto bella. Si nota l’enorme commercio di santini,
immagini, statuette (una, per un regalo richiestoci, l’abbiamo comprata anche
noi); si vende persino l’acqua (!). Notiamo una gran quantità di invalidi sulle
carrozzelle. Con l’avanzare della mattinata aumenta la gente; ci sono messe
fuori e dentro. Una umanità infelice si riversa qui alla ricerca del miracolo;
non ci sono colpevoli ma infelici speranzosi. Il commercio è un’altra cosa, ma
si vendono oggetti sempre richiesti dalla gente, però. Da ateo mi verrebbe
voglia di dire “fermiamo gli affari, mettiamo in evidenza solo lo spirito”, ma
sarebbe giusto che chi cerca il santino o l’acqua da benedire non la trovi? Dopo aver
visitato la basilica si parte, un po’ prima di Tolosa non c’è alternativa alla
Superstrada e noi scegliamo, per timore di finire nel traffico cittadino, l’Autostrada. Si conta di arrivare in Camargue ad Aigues Mortes
o addirittura ad Avignone per una passeggiata
sul Lungo Rodano prima del rientro di domani. Ci passeremo invece l’ultima
parte del pomeriggio alla ricerca vana di un campeggio aperto. I guai cominciano quando per
disaccordi tra me e la Lia rinunciamo a scegliere tra Aigues Mortes ed Avignone
(la Lia vorrebbe andare ad Avignone, io ho paura che sia troppo lontano per
arrivarci a giorno e così preferirei la Camargue). L’accordo facile viene su
una zona della costa un po’ prima di Montpellier.
Usciamo dall’Autostrada e
chiediamo informazioni sui campeggi al casello, una cortese signora ci spiega
tutto. Seguiamo, come indicatoci, la direzione Beziers
e riusciamo a sbagliare solo una volta, ma il recupero è immediato.
Finalmente si arriva: in prossimità di Séte troviamo
il campeggio indicatoci dalla gentile signora del casello, si chiama Le Castellas ed è enorme, tanto che c’è persino il
commissariato di polizia; però è chiuso. Cerchiamo altrove. Ce n’è un’infinità
di campeggi, ma sono tutti chiusi. Quando si fa buio abbandoniamo
le ricerche e entriamo sull’Autostrada: l’intenzione è di fermarci presso
un’area di servizio nei pressi di Montepellier e finalmente ne troviamo una
aperta tutta la notte, con ristorante e carburante. Ci sistemiamo a fianco di
altri due camper; ma c’è tanta gente a fare spuntini e a riposarsi. Si cena, si chiacchiera e poi si
cerca di dormire, impresa ardua con i TIR che arrivano si fermano e partono,
facendo un gran rumore e tuttavia riusciamo a riposare e anche a dormire, tanto
da svegliarci a La Mecca; si, perché al risveglio, davanti a noi tre giovani
marocchini pregavano alla loro maniera una preghiera non gridata, però. Appena
ci siamo svegliati erano in due mentre un altro sembrava, laicamente, burlarsi
dei suoi compagni e del loro strano modo di pregare, ma poi, appena i primi due
hanno finito si è sistemato lui su una specie di tappeto e ha cominciato la
nenia accompagnata dai movimenti caratteristici di questo tipo di preghiera. Si parte alle 8,20 per questa
ultima fatica del ritorno. La partenza è accelerata dal tempo, che sembra
mettersi al peggio (le informazioni meteo non inducono all’ottimismo).
Riusciamo tuttavia ad allontanarci dalla perturbazione. Ci fermiamo a pranzare
in un’area di servizio nei pressi di Bordighera. Si arriva a Genova-Voltri nel primo pomeriggio. Chilometri totali
percorsi 4500.
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