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Viaggi in camper Settembre 2004 Viaggio in Sicilia Itinerario: Voltri Montecassino Grisolia Plermo -
Isola delle Femmine Monreale Palermo Selinunte Agrigento San Leone Sant’Alessio Taormina Giovinazzo San Giovanni
Rotondo Riccione Venezia Partenza da Voltri mercoledì 8 settembre 2004. Rientro martedì 21 settembre. Chilometri totali 3834. Si parte da Voltri mercoledì mattina 8 settembre col Riviera 160,
di cui esistono solo 500 esemplari: questo è quanto abbiamo appreso questa
estate da un ex dirigente della CI, la ditta costruttrice; non sappiamo se la
cosa è positiva o negativa, il nostro informatore dice che è una cosa positiva,
noi però diciamo: “Mah!”. L’equipaggio è formato da
Michele, il sottoscritto, e dalla Lia, che è l’addetta ai rifornimenti e la
fotografa ufficiale. è rimasta a
casa la gattina Dasy: il viaggio, col caldo, sarebbe stato troppo stressante
per lei; naturalmente perché l’abbiamo lasciata a nostra figlia, che è rimasta
a casa, altrimenti lasciarla all’albergo dei gatti sarebbe stato, per
l’animale, peggio che portarla appresso. Il programma è di arrivare a Cassino, pernottare e poi andare a visitare
l’Abbazia, ma non avevamo fatto i conti col GRA, il Grande Raccordo Anulare di
Roma! E già, tutte le strade portano a Roma e non c’è verso di andare diritti
al Sud, saltando la capitale e così abbiamo dovuto infilarci nel gran baillame
del raccordo anulare; nella confusione abbiamo saltato l’uscita buona e ci
siamo ritrovati a Latina. Siamo finiti nello
stesso campeggio, camping Tirreno, e nella
stessa piazzola di tre anni fa e non è un fatto eccezionale perché qui, sul
litorale romano, i campeggi, a questa stagione, sono chiusi o pieni di
stanziali e per questo che siamo finiti nell’unico campeggio aperto e
nell’unica piazzola libera, l’unica che lasciano a disposizione dei camperisti
di giro. Comunque la deviazione
imprevista ci ha fruttato i semi di una bella Acacia dai fiori arancione, priva
di spine, presente in quasi tutte le aiuole del campeggio, per altro abbastanza
trasandate. Giovedì 9 si
parte di buon mattino per Montecassino, dove
arriviamo a un quarto d’ora dalla chiusura di mezzogiorno, dopo una scalata,
lungo i tornanti, abbastanza stressante, perché un incendio ha distrutto tutta
la vegetazione e la strada, dal Riviera, appare tutta sul precipizio, con
Cassino in fondo allo strapiombo. Si fa una visita veloce
all’interno, per non essere chiusi dentro, e lenta all’esterno. L’abbazia,
distrutta completamente dalla guerra, è stata ricostruita come era: dominano le
tinte chiare, quasi bianche. La grandiosità della costruzione appare evidente,
ma i marmi nuovi della chiesa e delle scalinate non danno l’idea del tempo: le
bombe hanno distrutto la magia dei secoli,
evidente, invece, in tutti i monumenti antichi. Comunque, nonostante la
stagione avanzata e il giorno infrasettimanale, c’è tanta gente a visitare. Si pranza sul piazzale all’ombra
dei pochi alberi rimasti, tutti bruciacchiati. Si parte per andare almeno fino
a Scalea. Il pomeriggio è afoso, fa in effetti un gran caldo e si rivela
azzeccatissima la scelta di montare un climatizzatore, che risulta assai
efficiente. Ci si ferma a Grisolia, dopo Scalea.
Scendiamo in una bellissima area attrezzata sul mare,
Lido Le Palme. Si dorme a fianco di un Himer
olandese, un altro cliente della notte è il ragazzo extracomunitario che ci
accoglie. Sono tutti gentili, il titolare è delizioso! Venerdì 10, ci accomiatiamo con
rincrescimento da Grisolia, ma abbiamo nello
stesso tempo voglia di andare: ci attende la gente della mia contrada natale,
che ho ritrovato dopo tanti anni, nel precedente viaggio al Sud. Si pranza tra gli ulivi in
prossimità di Polistena ed è un’ottima
occasione per godere la buona cucina della Lia. Nonostante ci siamo stati tre
anni fa, dobbiamo chiedere un paio di volte per recuperare la strada, così
quando arriviamo sul posto, sono le 15,
ci accorgiamo che è stato messo in opera il tam-tam e tutti sono lì ad
aspettarci. Dopo i primi convenevoli, andiamo a visitare Ntonia, una novantenne
in gambissima che fu l’amica del cuore di mia mamma; si chiacchera un po’ poi
si va verso alcuni luoghi particolari, che sono importanti per me: l’Abate
Paolo, una fonte d’acqua freschissima dove andavo a prendere l’acqua con mia
mamma da bambino: la fonte esiste sempre, e serve per irrigare i campi dei
dintorni, secondo quantità e orari stabiliti da secoli; ora all’ombra dei
castani ci hanno costruito un’area pic-nic. Tra i luoghi della memoria c’è
anche San Mauro, il bosco dei funghi di tanti anni fa, e me lo segnano con la
mano. Poi si va a visitare l’uliveto e
l’orto di Nunzia, la cugina omonima di mia madre: si parla ancora di cose che
sono nei miei lontani ricordi, in particolare i tipi di fichi: i Rossi, i
Troiani, i Paolini, tre varietà assenti a Genova. Dei Paolini, gli unici già
maturi, particolarmente saporiti, Nunzia ci offre, oltre a una enorme quantità
di frutti, delle talee da far radicare, cosa che sarà difficile perché la
stagione non è propizia. Infine si parte, ed è la solita
tristezza degli addii, Nunzia però ci offre un dono magico, l’olio del suo
uliveto. Si fanno altre foto, poi si va,
dopo aver respinto, con difficoltà, un ultimo insistente invito a rimanere
ancora, “almeno per cena”. L’intenzione è di pernottare a San Ferdinando, nei pressi di Rosarno, e sembrerebbe un’ottima scelta: ci si riposa un po’ poi
la mattina si va a traghettare a Villa San Giovanni; solo che questa semplice e
lineare idea non riesce a tradursi in pratica, perché non riusciamo a scendere
sulla costa per mancanza di segnalazioni visibili complice magari qualche
svista da parte nostra. Si va su e giù a perder tempo senza risultato, alla
fine si sceglie di andare a Villa S. Giovanni e
trovare un posto lì, magari nel porto in prossimità dell’imbarco. Arriviamo sul posto che è già
buio, si gira parecchio per trovare un parcheggio, ma senza risultati, anche
perché dopo esserci sommariamente sistemati in un luogo libero vicino
all’imbarco, ce ne siamo poi allontanati, avendo visto che eravamo, sia pure
per metà camper, in zona vietata, senza però tenere in conto che di notte nelle
città i divieti, in buona parte, decadono. Così, all’improvviso, ci siamo
ritrovati sull’autostrada per Reggio Calabria,
e meno male che qui non si paga pedaggio! A Reggio andiamo a caso, finché
raggiungiamo, in prossimità del porto, una piazza molto grande, di cui non
abbiamo segnato il nome e quindi non ce lo ricordiamo più; unico segno rimasto
nella memoria è un palazzo di giustizia di stile piacentiniano, che è poi il
tipo di architettura che caratterizza buona parte degli stabili del luogo. Questa piazza ha un gran numero di parcheggi, che di giorno
saranno a pagamento (date le strisce blu) e pieni di macchine, ma a fine
giornata, quando gli uffici sono chiusi, appaiono vuoti e gratuiti; ci fermiamo
lì e ceniamo, poi si vedrà, ma dopo cena decidiamo che non c’è di meglio e che
non è il caso di muoverci. Il luogo però non è così
tranquillo come sembrava, di fatti veniamo svegliati verso le due da un gran
rumore, forte e sconosciuto, proveniente probabilmente dal porto. Cerchiamo di riaddormentarci ma
il rumore permane, sia pure con alti e basssi. è ancora troppo presto però per avviarci: si cerca di
sonnecchiare, finché alle sei si parte per Villa,
rifacendo a ritroso la via della sera prima. Ci si imbarca a Villa San Giovanni, verso le sette e mezza senza
problemi: siamo pochi a quell’ora, nonostante il sabato. La nostra paura di
dover cercare un posteggio per andare a fare i biglietti si è rivelata
infondata perché i biglietti si fanno lì, mentre si fa la coda per salire a
bordo, accostandosi da un lato. Il Sabato 11
comincia così per noi. Alle otto siamo già a Messina, e via per Palermo!
La costa è arida ma c’è un mare
bellissimo, in assenza, quasi totale però, di spiagge. Ancora in provincia di Messina una interruzione dell’autostrada in
costruzione ci costringe per fortuna ad uscire sulla statale, incontriamo così
un paesino, Santo Stefano di Camastra, a noi
fino a quel momento sconosciuto, ma che meriterebbe invece una maggiore fama
per le stupende ceramiche che offre al visitatore. Noi, in questo settore, non
abbiamo mai visto nulla di così bello. Si prosegue sulla statale,
abbiamo così modo di vedere una perla di questa costiera: Cefalù. Fa caldo, la temperatura e sui
trenta gradi e abbiamo modo di complimentarci ancora una volta con noi stessi
per aver dotato il Riviera di un efficiente impianto di climatizzazione. Nei pressi di Bagheria rientriamo sull’autostrada per non finire
nel traffico di Palermo: l’autostrada infatti ci porta all’imbocco della
superstrada, da dove poi usciamo a Isola delle Femmine, che è la nostra meta
per visitare Palermo e dintorni. Arriviamo al
campeggio La Playa verso le 14 e trenta.
Uscendo dal mezzo climatizzato fa effetto la calura; il campeggio è molto
frequentato, soprattutto da stranieri, ma ci sono anche molti italiani. Un
cortese ragazzo ci porta a visitare tutto il piazzale, che ad una prima
occhiata, non è molto attraente per il visitatore accaldato, di fatti il fondo
è in terra battuta e l’ombra è affidata a radi ulivi e a teli artificiali. Comunque, su consiglio del
nostro accompagnatore, ci sistemiamo in un angolo in prossimità dell’ingresso,
dove al pomeriggio dovrebbe soffiare la brezza di mare. Parcheggiamo il camper
sotto l’ombra artificiale di una rete, girati in modo da avere anche l’ombra
del nostro mezzo, al cui riparo ci sediamo appena compiute le operazioni di
cablaggio della linea elettrica. Ci accorgiamo subito che il ragazzo aveva
fortunatamente ragione: spira una brezza ristoratrice che rende persino
piacevoli i trenta gradi che accendono il canto delle cicale, e dura così per
tutto il pomeriggio, finché non tramonta il sole. Questa felice situazione si
manterrà per tutti i tre giorni della nostra permanenza. Il primo pomeriggio a Palermo ce lo passiamo in relax, piacevolmente
massaggiati dal ponentino. Sul tardi, verso le 17, si va a visitare i dintorni:
il mare è stupendo con l’acqua di smeraldo, che con le sue trasparenze invita
al tuffo, peccato che la spiaggia sia inesistente, composta com’è da formazioni
laviche compatte. Si va in paese: è carino, ci
sono oasi ben curate e zone di evidente degrado (case sgretolate, giardini
abbandonati, bruciati dalla siccità; questo fenomeno del degrado è presente in
molte zone, come avremo modo di vedere nei giorni a seguire). Ci piace il porto con le barche
dei pescatori: al mattino, come vedremo in seguito, sulla banchina principale, si vende il pesce
appena sbarcato dal peschereccio e quindi freschissimo, almeno questa è
l’impressione: la stessa cosa avevamo visto a Fecamp in Normandia. Naturalmente
dove ci sono porti pescherecci con i pescatori che ci sanno fare si vedono i
banchetti col pesce fresco. Da noi invece, a Voltri, dove la gente è sempre
andata a pescare, un pescatore, in nero, una volta ci ha rifilato un polpo che
oltre ad essere il padre di tutti i polipi per la sua durezza, doveva essere
pescato da almeno 15 giorni dato l’odore poco gradevole che emanava: se si
aggiunge che era di zampa lunga e di colore troppo rosato per essere buono
bisogna dire che siamo stati dei fessi a comprarlo! Abbiamo appuntamento alle 21 in
direzione per ricevere le mappe, le spiegazioni, le informazioni sugli
itinerari. La signora ci da una mappa e ci
dice quali mezzi dobbiamo prendere per andare a Palermo
e a Monreale e ci segna l’itinerario
sulla cartina; ci dice che i mercatini, compresi la Vucceria e Ballarò, sabato
e domenica sono chiusi e quindi é giocoforza aspettare il lunedì per visitarli. Si torna in camper e si discute un po’ da dove cominciare,
ma date le limitazioni del fine settimana consideriamo che è opportuno andare
prima a Monreale e nel centro di Palermo a visitare i monumenti più importanti;
così, l’indomani, Domenica sperimentiamo
l’itinerario più lungo. Bus (con passeggiata dal campeggio al capolinea) da Isola delle Femmine (che tutti qui chiamano
semplicemente Isola) allo stadio, altro mezzo da lì al centro di Palermo, piazza dei Quattro Canti, quindi lunga
passeggiata fino a piazza Indipendenza a prendere il 389 per Monreale. Qui il
pezzo eccezionale è il duomo, fuori e dentro, dove la messa domenicale ci
impedisce la visita e ci dobbiamo accontentare di guardare seduti sulle panche:
del resto le chiese ci sono apposta per dirci dentro le messe! Non presenta
problemi invece la visita del chiostro. Monreale, però, rappresenta una
finestra per vedere dall’alto Palermo distesa sulla piana e noi non perdiamo
l’occasione di affacciarci; la Lia fa anche molte foto senza tralasciare le
riprese con la telecamera. Al ritorno approfittiamo della
lunga camminata verso l’autobus per visitare alcuni monumenti di Palermo (duomo, palazzo reale dall’esterno, piazza
dei Quattro canti, ecc.). Il Duomo lo visitiamo come quello di Monreale, cioè
seduti sulle panche, perché c’è messa e le altre importanti cerimonie della
domenica. Davantini ai giardini di Palazzo
dei Normanni, decidiamo di fermarci a mangiare i dolci, a base di mandorle,
acquistati a Monreale: sono di una bontà e di un gusto indescrivibile.
Costituiranno il nostro pranzo, e che pranzo! Sono le 14,30 quando arriviamo nei
pressi della Vucceria, dove c’è la fermata del
101, che ci porterà verso lo stadio, da dove parte il 628 alla volta di Isola delle Femmine. Noi ignoriamo completamente che
ha inizio il campionato ed è la prima
partita che il Palermo gioca in serie A dopo 32 anni; facciamo però presto a
saperlo: il bus è stracolmo di tifosi, tutti tranquilli però. Sono giovani in
festa, indossano maglie con i colori della squadra, hanno la nostra simpatia. Tutto procede bene, escluso il
caldo, reso insopportabile dall’enorme carico umano (tra l’altro l’autobus,
come tutti quelli che abbiamo preso per tutta la mattinata, ha l’impianto di
condizionamento ma non è in funzione: perché?); ad un certo punto sale un certo Mario, tipo esaltato, che istigato da due amici, comincia a urlare
inni da ultras e cadenza il canto menando pugni e calci sulla porta, seguito
dagli altri due; l’atmosfera, già bollente per il clima e per la piena, si
surriscalda ulteriormente. I tre, per fortuna, non trovano seguito, non nasce
il coro, nonostante i ripetuti tentativi. Si scende molto prima dello
stadio perché l’autista si ferma e non va oltre, per evidenti ragioni di
sicurezza. Meno male, diciamo noi: in quella bolgia non si resisteva più. Al campeggio ci si riposa un
po’: dopo lo stress della mattinata ci lasciamo accarezzare dalla brezza
ristoratrice, sempre presente, poi si va verso la zona di Isola più attrezzata
turisticamente, dove c’è un’ampia
spiaggia di sabbia finissima e chiara. Troviamo case scalcinate e aree
ben curate, come la passeggiata, predomina però il degrado delle seconde case
dagli intonaci cadenti. Comunque c’è tantissima gente:
qui continua la gran festa dell’estate. Lunedì si va
all’orto botanico; già, questa è l’intenzione, ci spinge una grande passione
per il giardinaggio: Palermo ha la più ricca collezione di piante esotiche e
tropicali d’Italia, alcune sono nei viali della città, come la splendida
Chorisia. Si, questa visita per noi è un momento atteso da tanto tempo. Il nostro desiderio però è
destinato a rimanere tale per questa volta: l’Orto
botanico è occupato dai precari in lotta; tentiamo di intenerire gli
scioperanti, firmiamo un appello di solidarietà, ma nulla li smuove e così ce
ne torniamo malinconici verso il centro, dove contiamo di visitare i mercatini
rionali, ma giunti nei pressi della Vucceria
apprendiamo che il mercato è chiuso perché “al lunedì i mercantisti sono
in festa” ci viene chiarito da un gruppo di persone che sembrano addetti alle
pulizie. Andiamo verso Ballarò ma troviamo una
situazione identica. Torniamo al campeggio e ci
distendiamo alla brezza per rifarci della delusione. Al pomeriggio si va a Mondello: ci raccomandano come il più breve, come
tempo impiegato, un itinerario alquanto lungo e tortuoso, si va infatti allo
stadio col 628 e poi di lì si prende il 615. Mondello è
bellissima, una vera perla: una lunghissima spiaggia distesa in un golfo
arcuato; tanto verde, tanta gente alla spiaggia nonostante il lunedì. Prendiamo
un gelato: è eccezionale. Martedì si
parte, si lascia Palermo, con un po’ di rincrescimento, ma con l’impegno di
tornarci e speriamo di mantenere la promessa. Decidiamo, per ragioni di tempo,
di tagliare verso Selinunte e Agrigento, saltando Segesta,
Calatafimi, Trapani,
Marsala. Così abbiamo occasione di visitare
l’interno, dove incontriamo soprattutto vigneti, ben curati, come in altre
zone, tra Messina e Palermo, avevamo visto
enormi estensioni di pomodori, protetti da serre a tunnel. Selinunte è un’emozione: riprendiamo da tutte le
angolature possibili l’unico tempio in piedi e restiamo stupefatti davanti
all’ammasso di rovine che ci sono attorno. Il tempio, come tutti i templi
greci, esprime un equilibrio, una forza possente e serena che fa intravedere
una società colta e sicura di sé, che ha superato i confini del bisogno. L’area è vastissima, sotto un
sole cocente giriamo per i ruderi, maciniamo chilometri rischiando il collasso;
andiamo da un estremo all’altro del sito, sulle strade bianche che accecano.
Scopriamo poi che i due poli potevano essere raggiunti spostandosi in camper.
Quando siamo ben arrostiti si parte per Agrigento, dove continuerà il supplizio
del sole tra i mandorli, non in fiore, ma al tracollo per la siccità. Nonostante siamo a settembre
inoltrato, c’è tantissima gente come a Selinunte. Alla fine della giornata ci
saremo fatti circa 12 chilometri a piedi, sotto un sole infuocato: la Lia è
paonazza, ma sorride al pensiero che il Riviera 160 è climatizzato e ci fornirà
un ristoro da paradiso. Finiremo la giornata in un
campeggio, a San Leone, Lido di Agrigento, una struttura assolutamente indegna del luogo
storico e sicuramente non all’altezza del nome che porta, Oasi Lido, un nome
assolutamente immeritato. Mercoledì 15. Si parte per un viaggio un po’
tortuoso. Costeggiamo fino a Gela, dove
facciamo acquisti in un supermercato, poi saliamo a Caltagirone
per vedere le ceramiche: sono molto belle ma poca cosa in confronto a quelle di
Santo Stefano di Camastra. Pensiamo di fermarci in un
campeggio nei pressi di Catania per poi
visitarla usando i mezzi pubblici, la cosa però non ci riesce perché non
riusciamo a trovare né campeggi né aree di sosta nella periferia della città:
dalla tangenziale notiamo solo un’insegna che poi non incontriamo più.
Cerchiamo Acireale, ma non troviamo la strada
per il campeggio, che pure è segnato sulla guida. Ci rendiamo conto che siamo
andati oltre, si parla di tornare indietro, ma nessuno di noi due, alla fine,
spinge per questa scelta. Non riusciamo a individuare neppure i camping
successivi. Arriviamo a Sant’Alessio, nei pressi
di Taormina, di cui intravediamo la bellezza da
togliere il fiato. Il campeggio, La Focetta sicula, è bello, è sul mare: spiaggia
stupenda, mare azzurro e terso, ne approfittiamo per fare il bagno. Dietro il
pennacchio dell’Etna in eruzione ci sono nuvole: è il temporale che ci insegue
da quando siamo partiti da Palermo: se non piove ci fermiamo a riposarci un
paio di giorni, tra l’altro con tre giorni, ci informa il cortese proprietario,
si usufruisce di un forte sconto (da 19,50 € a 13 € al dì). Giovedì ci siamo
dedicati alla spiaggia poi siamo andati a far la spesa al Discount che è a
fianco al campeggio (si chiama ARD, senza acca davanti). Si compra bene:
lo zibibbo che a Selinunte lo avevamo pagato 8 €, qui lo abbiamo comprato a
3,10 €, ma è lo stesso , stessa marca, stessa bottiglia, stessa annata. Comunque abbiamo comprato un
sacco di vino a prezzi incredibilmente bassi (Malvasia, Nero d’Avola ed altri
vini tipici). C’è stata burrasca ma acqua
quasi niente. Venerdì 17, sarà
una giornata catastrofica? No, a noi va benissimo, perché tra una minaccia di
temporale e un’uscita di sole siamo andati a Taormina con la corriera e abbiamo
visitato il teatro greco-romano, che ormai, dato il tempo, temevamo di non
riuscire più a vedere. è bello e
ancora in attività dopo 23 secoli! Abbiamo anche usufruito del
magnifico panorama per guardare con gli occhi sgranati dalla meraviglia la
commovente bellezza della cala con l’isola-penisola: che incanto! La Lia ha
fatto tante foto, naturalmente, ci serviranno a rinfrescarci la memoria e a
raccontare agli amici i momenti salienti e significativi di questo viaggio. Al pomeriggio andremo di nuovo
al Discount a comprare vino, naturalmente e a fare qualche altro acquisto nelle
botteghe. Sicuramente tra gli acquisti ci sarà un gelato: ci ricordiamo ancora
di quello di Mondello! Guardandoci in giro, alle volte
proviamo meraviglia nel sentire che la gente parla siciliano: questa parte di
costa è talmente simile alla Liguria! Lo è nell’architettura delle case e delle
villette, per la natura della costa, per il tipo di alberi che sono nei
giardini e nelle strade. Sabato 18
settembre. Si parte da Sant’Alessio che il
tempo comincia a guastarsi: dopo aver imperversato al nord, il maltempo arriva
qui. Si traghetta, si sbarca a Villa
San Giovanni che comincia a venire qualche goccia e si sentono forti tuoni.
Imbocchiamo l’autostrada Salerno-Reggio Calabria e dopo qualche chilometro ci
investe una pioggia torrenziale che non ci permette di vedere nemmeno la
strada. Per fortuna noi andiamo in senso inverso al temporale e così la
situazione si allenta un po’, ma uno dei punti importanti di questo viaggio, la
visita alla Sila, a San Giovanni in fiore, salta ancora una volta. Si segue la costa tra noia e
interesse, finché si arriva a imboccare la super-strada per Taranto. Tutto fila
liscio e tranquillo, il temporale ormai è lontano anche se il tempo non è
speciale, però non piove. A scuotere questa normalità ci pensa la nostra distrazione:
perdiamo l’uscita per Bari, quando vediamo l’insegna, ci prendiamo un attimo
per interpretarla e ti saluto! Si esce subito dopo e si vaga per un’ora tra le
vigne, poi, chiedendo, si prende l’Autostrada per Bari ma la Lia voleva
prendere la superstrada parallela, che crea qualche problema per evitare Bari
(noi vogliamo andare oltre, a Giovinazzo, dove sappiamo esserci un campeggio
aperto), ma rende più facile trovare il campeggio. Naturalmente c’è la
citrullaggine di prendere una strada a pagamento quando a fianco ce n’è una
completamente gratuita, ma dopo aver vagato per un’ora nelle campagne
frastornati e increduli di non riuscire a venirne fuori, abbiamo imboccato la
prima strada che ci portava verso la direzione giusta. Si va, stanchi e arrabbiati; a
Giovinazzo si gira un po’ prima di trovare il camping Campofreddo, perché dalla
parte dove siamo arrivati non ci sono targhe indicative. è nostra
intenzione andare a San Giovanni Rotondo per vedere la chiesa di Renzo Piano: è
questo il motivo della deviazione sull’Adriatico. Ma vogliamo arrivarci lunedì,
dopo domani, per evitare la folla domenicale. Giunti al campeggio però ci
sentiamo rivolgere dall’uomo alla Reception la fatidica domanda: “Quanti giorni
vi fermate?” Non è una buona domanda questa che ci rivolgono dovunque, perché
se noi rispondiamo “un giorno” più di un a volta ci sentiamo rispondere: “Per
un giorno non c’è posto!” Questo avviene solo nell’alta
stagione, però il timore di quella risposta c’è sempre, tanto che io spesso
rispondo “un giorno o due” e anche stavolta ho risposto così, ma il cortese
signore mi risponde: “non si può…..”; con la Lia ci siamo guardati in faccia e
ci siamo detti, senza parole “ te lo lì che non ci fanno entrare, vorranno un
impegno di più giorni”. “Non si può due giorni” proseguì
l’uomo con cortesia ma con un leggero sorriso ironico appena accennato. E non
si poteva no due giorni: il campeggio chiudeva l’indomani! Una sola notte di pernottamento,
significa visitare San Giovanni nel marasma della domenica. Domenica 19. Si parte per San Giovanni
Rotondo e si arriva tra una marea di gente che ti porta dove vuole, come
avevamo troppo facilmente pronosticato. Non riusciamo ad entrare nella vecchia
chiesa, riusciamo a malapena a guardare dall’ingresso, spintonati da tutte le
parti, la nuova basilica di Renzo Piano (alla Lia non piace) e si torna che
comincia a piovere. Noi ci chiediamo: dove andrà tutta quella enorme folla se
piove!? Si recupera l’autostrada e si va
a pernottare a Riccione come obiettivo minimo perché l’idea è di arrivare a
Bologna ma dal camping della città delle due torri il titolare ci dissuade,
“venite per il concerto?” ci chiede, “No” rispondo prontamente io al telefono
“allora non vi conviene venire” ci dice lui e ci spiega che nei pressi del
campeggio in serata si terrà il concerto di Vasco Rossi e si andrà alle ore
piccole senza dormire; ringrazio e rinuncio perché anche se il mitico Vasco lo
avremmo visto volentieri, a noi, nell’occasione, sarebbe toccato solo il rumore
e il caos. Per la cronaca è la seconda volta che cerchiamo di andare a Bologna
e il proprietario ce lo sconsiglia: l’altra volta era venuto l’alluvione e il
campeggio era tutto allagato! Decidiamo
quindi per Riccione, dove giungiamo attorno alle 18. Il camping Adria è
vasto e rassicurante con la sua Reception presenziata tutta la notte. Breve passeggiata sul lungomare
poi visitina al market del campeggio a comprare
frutta e bevande, quindi si va a cena: sul camper ci attende un ottimo sugo
di funghi preparato a suo tempo dalla Lia, conservato e sterilizzato in
vasetto. Lunedì 20
settembre. Dove si va? Si torna a casa?
Ancora nò. Quindi si va a Bologna, il concerto non ci sarà più! Invece dalla
nebbia dei desideri spunta fuori una seconda candidatura: Venezia. In fondo è
questa la magia del camper, che vai dove ti pare, anche al di fuori delle mete
studiate e pensate. Così partiamo per Venezia e poi
magari al ritorno si passa per Bologna. Giungiamo al campeggio Jolly alle
12,00, si compra del pane al market, si mangia un boccone e si va subito col
bus a Piazzale Roma. Si va per mercatini, si guardano i prodotti di Murano,
soprattutto, e ci sembra di notare addirittura un abbassamento dei prezzi. Convinti di non essere stanchi
decidiamo di andare a piedi a Rialto e magari anche a San Marco! Arriviamo al ponte un po’
stanchini, decidiamo di tornare indietro, sempre a piedi, naturalmente. La
strada, lunga e tortuosa, tra ponti e calli, diventa pesante. La situazione si
fa più seria quando, forse per stanchezza, ci perdiamo e giriamo un bel po’ a
vuoto prima di recuperare l’insegna giusta e con essa la direzione. Alla fine
la Lia è stremata e arrabbiata anche, e anch’io non sono molto in forma, per la
verità. Insomma, Venezia svanisce
in un oceano scuro di stanchezza e di conseguente cattivo umore. Decidiamo così
di partire per casa l’indomani: non ci sarà quindi nessuna Bologna, non perché
non vogliamo ritornare a Bologna, ammetteremo l’indomani, ma perché non
vogliamo che il viaggio si trascini stancamente con l’unico obbiettivo di
tornare a casa e alle faccende quotidiane il più tardi possibile. Per la verità
questo sarebbe un obbiettivo di tutto riguardo, capace di ridarci il buon
umore, ma abbiamo deciso di fare le “persone serie” e così, purtroppo si torna
davvero. Una parola va detta sul cambio di gestione al Camping Jolly; è un cambio peggiorativo nel servizio,
il gestore non sembra essere molto in linea con le esigenze dei campeggiatori:
non lo si trova mai, la guardiola della Reception è quasi sempre incustodita,
arriva gente che se ne va sgommando e non si capisce che ruolo abbia nel
campeggio; a mezzanotte veniamo chiusi dentro e l’addetto svanisce nel nulla. Al mattino i campeggiatori attendono invano che il gestore
si svegli, solo dopo ripetuti appelli, ad alta voce, finalmente urla
dall’interno della casa con voce cavernosa: “Arrivo!”. Sono le otto e dieci ma
ci vorrà ancora mezz’ora per veder comparire sul piazzale lo strano gestore e
andare ad aprire il cancello per fare uscire chi vuole uscire e far entrare
l’aiutante extracomunitario, che da mezz’ora aspetta fuori! Andiamo a pagare e ci accorgiamo che dopo i disservizi che
hanno reso scomoda la sosta, con zero assistenza, ora c’è anche il prezzo salato
di 29 € per due persone e un camper in bassa stagione! Do ragione a quelli che
si sistemano sulle piazze del paese a pernottare! Naturalmente si torna veramente a casa: quest’ultimo
episodio ha fatto tramontare in maniera definitiva l’idea di una sosta a
Bologna. Il viaggio, eccetto questo inconveniente, del prezzo esoso
e del cattivo servizio del Camping Jolly di Venezia, è stato un successo. Torneremo in Sicilia a visitare ciò che abbiamo saltato; andremo,
finalmente sulla Sila, a San Giovanni in fiore. Arrivo a Voltri: martedì
21 settembre, ore 14,30.
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