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Viaggi in camper Giugno-luglio 2005 Viaggio in Germania,Danimarca,Austria Itinerario: Voltri Passo del Brennero Lago di Costanza (sosta) Foresta nera Friburgo Valle del Reno Karlsrhue Colonia (sosta) Travemunde (Lubecca) (sosta) Puttgarden Rodby Copenaghen (sosta) Tramamunde-Lubecca (sosta) Rostock Norimberga (pernottamento) Dachau (pellegrinaggio) Mondsee (pernottamento) Vienna (sosta) Linz Graz Villach Udine Garda (pernottamento) Voltri Finalmente si parte
per questo viaggio al nord. Incognite e
preoccupazioni ce ne sono molte: si teme il clima e
per sicurezza si porta roba da piena estate e da inverno mediterraneo e servirà
tutto. Si teme la lingua: non conosciamo il tedesco e tanto meno il
danese, conosciamo abbastanza bene il francese e un po’
meno bene l’inglese. Riusciremo a farci
intendere per le cose essenziali, spesso anche in italiano Ma il piacere di una
discussione con i locali l‘ abbiamo assaporato solo per pochi istanti. I campeggi li
abbiamo trovati a posto sia nei servizi che nelle attrezzature, ad esempio
dappertutto abbiamo trovato prese a norma CEI. Come mezzi di
trasporto abbiamo usato spesso le gambe e mai la metropolitana: per paura di “andare
giù” e per la mia
claustrofobia abbiamo usato mezzi
di superficie che abbiamo sempre trovato nonostante lo
scetticismo dei nostri informatori, fossero essi gente del luogo o addetti alle
Reception. Come luogo di
pernottamento abbiamo usato spesso gli autogrill aperti
24 ore. Km in
partenza20886…….. Km all’arrivo 25846 Partenza lunedì 20 giugno
alle 9,00. Naturalmente da Voltri. L’equipaggio
è quello classico, ormai collaudato: il sottoscritto, Michele, pilota e la Lia navigatore
e addetta ai rifornimenti. Si parte con la pioggia ma poi il tempo si fa bello: la
rotta è Voltri-Brennero-Innsbruk-Munchen.
Abbiamo previsto, in caso di necessità, una sosta intermedia, presso il
Brennero oppure presso Innsbruck, ma non sarà
necessaria perché facciamo i circa 714 Km in una tirata. Verso le tredici ci si ferma per pranzare presso un
Autogrill nei pressi di Rovereto. Il cielo ha una leggerissima copertura fatta
di pennellate di nubi sottili bianche, il tempo è arieggiato: sembra una
giornata piuttosto fresca. Questa impressione dura finché non mettiamo i piedi
a terra e ci accorgiamo che il caldo ti scioglie. Questo per notare
l’efficienza del nostro climatizzatore sul motore. Ci reimbarchiamo, in tutta tranquillità si arriva al Brennero. Qui ci diamo da fare per comprare la
Vignette, una carta prepagata del costo di € 7,60, che ci permette di viaggiare
per deci giorni sulle autostrade austriache. Ma dopo pochi chilometri c’è la
stazione e ci vengono chiesti altri otto Euro: discutere non serve se noi
parliamo (male) l’inglese e l’addetto parla solo tedesco. Paghiamo e andiamo
via un po’ delusi: sarebbe roba da Mi manda RAI 3. Comunque
riscontriamo che anche così la quota che si paga (se uno la usasse veramente
per 10 giorni) e proprio modesta. Dopo poco andiamo a far gasolio e ci fanno uscire
dall’autostrada, al rientro vogliono di nuovo la ricevuta del secondo
pagamento; il chiarimento è lungo e defatigante, ma alla fine rientriamo sul
percorso. Arriviamo nei dintorni di Monaco senza esserci accorti di
aver passato la frontiera tra Austria e Germania, perché non abbiamo incontrato il solito casello
autostradale di confine e così abbiamo la piacevole conferma dell’autostrada
gratis: fa un gran piacere non pagare ogni momento come in Italia. In breve ci troviamo sulla tangenziale di Monaco e teniamo gli occhi aperti per vedere
l’indicazione del Campeggio Talkirchen. Ad un
certo punto abbiamo preso una direttrice che si trovava alla destra di Zentrum,
non ricordo per dove andava, non era l’aeroporto. Non so se siamo stati
fortunati ad imboccare subito la strada giusta oppure il campeggio è ben
segnalato dappertutto, ma noi abbiamo trovato subito l’indicazione che
cercavamo, l’abbiamo seguita (qualche ripetizione in più del segnale ci avrebbe
tranquillizzati maggiormente durante la ricerca) e siamo giunti al Campeggio Talkirchen, dove avevamo deciso di
fermarci. Erano circa le 20 quando ci fermavamo alla Recption, con la piacevole
sorpresa che l’addetta qualche parola di italiano la spiaccicava. Ci sistemano in un angolo dove ci sono altri italiani. Si
cena e poi via a dare un’occhiata ai dintorni, incuriositi anche dal fatto che
vediamo gente andare e venire con tavole da surf, canotti gonfiabili, remi. In
effetti scopriamo che il campeggio è sulle rive dell’Isar, o meglio, su un
canale parallelo al fiume e i giovani giocano a reggersi in piedi sulle tavole
da surf su una rapida artificiale; altra gente se ne sta beatamente distesa su
una spiaggia di erba finissima, segata a tappeto; altri pagaiano lungo il
fiume, lento e pulito. Noi ci facciamo una passeggiata lungo la riva. Il canale è avvolto da una foresta formata da alberi
giganteschi, aceri e salici; soprattutto è una foresta penetrata, in parallelo
al fiume, da strade ciclabili, percorse continuamente da appassionati
cicloturisti. Le attività non si fermano nemmeno davanti al buio incipiente. Martedì,
21, l’indomani, andiamo a Talkirchen,
il paese che da’ il nome al campeggio e che è naturalmente una frazione di Monaco. Ovviamente ci facciamo a piedi i due
chilometri, andata e ritorno. La camminata avviene nella foresta, al fresco. Ai
lati della strada ci sono altri canali e bagni (bad) attrezzati con
sdraio, ombrelloni, tavolini e, ovunque, birrerie, rosticcerie che arrostiscono
in continuità wurstel ed ogni ben di dio. In paese c’è il Plus e ne approfittiamo per comprarci
delle ottime nettarine; vicino c’è un’edicola che vende giornali, lotto,
lotterie, libri. Compriamo una piantina di Monaco e scopriamo che l’uomo parla
perfettamente l’italiano; lui vende i biglietti per la metropolitana, che è ha
l’ingresso a fianco al suo casotto. Ci spiega tutto, ci dice che non ci sono
altri mezzi e che per Marienplatz, dove
intendiamo andare ci sono tre fermate. Il pomeriggio lo passiamo allo zoo. La visita, data la
materia, è logicamente interessante. È un’altra sgambata di circa tre Km
(andata e ritorno) più il percorso dello zoo. All’uscita guardiamo se troviamo
una strada che porti al centro, ma capirci non è facile e la via migliore ci
sembra lungo l’Isar: guarderemo ancora la
piantina prima di decidere. La serata la passiamo nei dintorni, lungo l’Isar. Mercoledì mattina ci svegliamo e freschi freschi, zaino in
spalla, partiamo per Marienplatz, la piazza
centrale di Monaco. Ancora non abbiamo deciso se andare dal nostro amico
edicolante a comprare i biglietti della metropolitana, la U, come la chiamano qui, oppure andare a piedi
percorrendo la strada ciclabile a fianco all’Isar;
in questo caso sono circa cinque chilometri, di sola andata, che si aggiungono
al chilometro per arrivare a Talkirchen. Meditiamo durante tutto questo tratto iniziale, ma alla
fine il fresco del bosco ci fa propendere per la camminata: imbocchiamo il
ponte sull’Isar e ci immergiamo nella foresta che fiancheggia il fiume lungo la
bellissima strada ciclabile, piena di ciclisti che vanno e vengono. Per la
verità la strada è divisa a metà, con segnali che indicano la parte riservata
ai ciclisti e quella riservata ai pedoni. La leggerissima discesa non si vede a
occhio se non si guardasse l’Isar. Si va; verso mezzogiorno, ci fermiamo a mangiare sotto un
salice gigantesco, sulla riva destra dell’Isar. Partiamo contando i ponti e
consultando la cartina. Ogni tanto chiediamo notizie ai cortesi ciclisti, che si
fermano a spiegarci quale ponte dobbiamo attraversare per arrivare a
Marienplatz. Ci si intende un po’ in inglese un po’ a gesti. È sempre il
prossimo ponte, the next. All’inizio a noi sembrava che andasse bene
attraversare il terzo, poi il quarto e infine abbiamo capito che il modo più
diretto per arrivare a Marienplatz era quello di attraversare il quinto ponte,
il Ludwig bruche, quello dopo l’isola. Così dopo un’ora e mezza di marcia (i
cinque chilometri annunciati c’erano tutti e qualcuno in più) ci troviamo nel
centro di Monaco. Visitiamo una chiesa cattolica, ammiriamo il tempio
ortodosso, svoltiamo e raggiungiamo una piazza enorme, con chioschi e
bancarelle. Si vende di tutto in questo luogo: frutta, fiori, formaggi (ci sono
anche quelli italiani), vini, birra, soprattutto birra! Un fiorista, tra
le piante locali, offre qualche perla
mediterranea come gli oleandri, che in inverno converrà ritirare se non si
vuole che gelino al primo freddo. Certo dai chioschi esce un fumo profumato che
ci fa capire che non si vendono solo bevande: si grigliano carni, salcicce di
ogni genere, wurstel e si preparano anche primi piatti. Su una parte della
piazza enorme ci sono un centinaio di tavoli, la gente va ai chioschi (che tra
l’altro si chiamano chiosk) si prende le pietanze che desidera e poi va a
mangiare al tavolo. E scorrono fiumi di birra: uomini e donne ne tracannano in
un baleno boccali da un litro, il più piccolo bicchiere contiene mezzo litro. È la piazza del’October Fest?
Non lo sappiamo, questa si chiama Viktualien Markt
e forse la sagra della birra si svolge in altro luogo, magari nelle vicinanze,
però il tedesco tranquillo e pacioccone, pronto a brindare con chiunque
dimostri allegria e voglia di stare assieme lo si vede anche qui. A Marienplatz e dintorni
(è tutto vietato al traffico: ci sono solo le biciclette, che peraltro creano
qualche disturbo!) sono frequentati da persone indaffarate e da altre che
girano tranquille ed eleganti tra le vetrine che offrono articoli di ogni
genere e di prima qualità. Fermi nelle zone dei tassì ci sono persino i risciò.
I palazzi sono austeri ma non molto raffinati, anzi spesso sono un po’
ripetitivi nelle facciate. Le birrerie, lussuose e ampie in questa parte della città,
sono enormi antri bui, dove non si vede cosa si mangia e non è certo la candela
a migliorare la situazione. Però questi locali affascinano e sono un’immagine
non secondaria della Germania. La Residenz del principe
si trova su una piazza enorme, chiusa al traffico, dove sembra persino
difficile ai pedoni arrivare, è un palazzo austero non certo addolcito dal
porticato neo-classico del teatro lirico, sulla destra. Torniamo a Marienplatz
dove uno dei palazzi più notevoli è quello del Comune. Per il
ritorno pensiamo di provare con la metropolitana, ma l’enorme massa che scende
proprio dal treno che dovremmo prendere e quasi ci investe ci fa propendere
ancora una volta per il ritorno a piedi. Arriviamo al campeggio stremati. Ci
rimette in forma un po’ di riposo e una buona cena. Giovedì 23 giugno. Si parte tardino perché abbiamo caricato acqua col bidone
e fatto diverse cosucce: alle undici siamo pronti e via verso il lago di Costanza! Fila liscia la ricerca della direzione per Lindau. Verso la mezza ci fermiamo a mangiare. Si riparte e nei pressi del lago cominciamo a chiedere,
perché le nostre carte sembrano poco chiare. Nostra intenzione è fermarci a Friedrichshafen, ma la nostra pronuncia risulta
incomprensibile, tanto che due studenti dicono di non aver mai sentito che
esista una città simile ed eravamo praticamente alla periferia della località;
altri invece scrollavano la testa, scettici. Intanto in base alle indicazioni
stradali, dopo varie peregrinazioni, eravamo arrivati in prossimità del
campeggio Cap Rotach che si trova tra Lindau e Friedrichshafen, vicinissimo
a quest’ultimo. Tuttavia la nostra pronuncia è risultata incomprensibile
anche alla reseption del camping, dove
il giovane addetto parlava un inglese-tedesco, che alle nostre orecchie suonava
come una lingua sconosciuta: l’intervento di un
campeggiatore napoletano con la moglie non migliorava la situazione. Poi
finalmente il giovane ha dovuto uscire e con un altro signore in carrozzella,
che era lì al computer, ci siamo intesi benissimo e finalmente ci siamo
accomodati in una piazzola molto soleggiata ma per fortuna ventilata. Non basta
l’aria però a rinfrescare il camper e la Lia si trova nella stessa condizione
in cui ci siamo già trovati sul Garda, cioè è
sull’orlo del collasso per calore. Cerchiamo riparo nella nostra stessa ombra, dietro al
camper; la brezza che spira finalmente riporta la temperatura ad un livello di
sopportabilità e la Lia si riprende. Più tardi andiamo sulla spiaggia che è
brutta e poco accogliente, invasa da erbacce e melmosa vicino all’acqua; per
giunta c’è foschia e così la superficie del lago appare grigio-opaca. Si va a
passeggiare a Friedrichshafen, che si presenta
bello e lindo con le sue casette stile nordico, in un ambiente, per la verità
non troppo idoneo, data la calura. Venerdì, ore 9, partenza per Colonia con la
probabilità di una sosta intermedia. Incontriamo subito dei bellissimi panorami sul lago, che
recupera così ai nostri occhi tutta la sua fama. Però tra lago e Foresta Nera
ci spendiamo tre ore che ci peseranno per il resto della giornata, rendendo
sempre più probabile una fermata intermedia. Incontriamo tanti paesini (tetti scuri e casette bianche)
tutti raggruppati in una conca verde. Bella la Mosella vista dal ponte
altissimo dell’autostrada presso Mosel. Superiamo la valle del Reno e entriamo in una zona in cui
occorre avere gli occhi aperti per non sbagliare itinerario: avendo deciso di
fare il possibile per evitare la sosta intermedia, cerchiamo almeno di non
perdere tempo con errori di percorso. Le ore passano e noi siamo sempre più
stanchi. Giunti alla periferia cominciamo a chiedere, in assenza di
segnalazioni e scopriamo, per fortuna, che stiamo proseguendo bene. Ad un punto
dove c’è un enorme parcheggio e il Lidl su un lato. Chiediamo ad una signora se
siamo sulla strada giusta, proviamo in inglese, in francese, alla fine tentiamo
con l’italiano e scopriamo che la signora era una nostra conterranea emigrata
in Germania; ci dà le indicazioni giuste e proseguiamo. Finalmente alle 20,30 arriviamo a Colonia
(Koeln), al campeggio Campingplatz der Stadt,
mal segnalato; siamo stremati. Sabato ci svegliamo con una pioggerellina leggera che ci
fa pensare di prendere il tram per andare in centro, dove intendiamo visitare
il duomo, un monumento che da solo vale il viaggio a Colonia.
Tuttavia la segnalazione poco precisa non ci consente di trovare la
fermata del mezzo e così si va ancora a
piedi: è lunga la strada anche se la vista del Duomo in lontananza ci fa
coraggio e ci sprona a mantenere un buon passo. Però un’altra sgroppata attorno
ai sei chilometri: tanto per cambiare. Ci godiamo la cattedrale fuori e dentro, dove notiamo
molte opere d’arte, senza però sfarzo: predomina la spiritualità favorita dal
gotico. All’improvviso si alza un vento di tempesta con lampi e
tuoni e nuvoloni neri, noi ci ripariamo in stazione. Dura poco il temporale
anche se violentissimo. Si esce e si va a comprare ad un chiosco, naturalmente
l’acqua di Colonia. Si torna a piedi, a metà percorso ricomincia a piovere e
noi ci ripariamo al Lidl, dove del resto approfittiamo per fare un po’ di
rifornimento. Alle ore 15 siamo sul camper a mangiare e a riposarci. La
giornata per quanto riguarda il resto de pomeriggio, trascorre calma tra la
noia e l’interesse per i barconi che transitano sul Reno. Domenica 26 giugno. Partenza
alle 9,30 e cominciamo già a girare a vuoto per Pool (il quartiere vicino al
campeggio) a causa di targhe mal posizionate; perdiamo così mezz’ora, anche
più. Poi finalmente tutto diventa liscio fino alla periferia di Hannover e qui la
cosa importante è non finire dentro alla città e cominciamo male perché
saltiamo l’innesto con la E22, ma per fortuna è stato possibile rimediare con
un po’ di attenzione. Lubecca, il mar Baltico, sono un sogno che comincia ad
avverarsi: decidiamo di andare oltre, a Puttgarden. Prima di andare ad Amburgo, sull’autostrada (AutoBan), c’è
la segnaletica che con un cartello (pecore, pastore e monti) indica che siamo
in prossimità del parco di Heidi. Per
arrivare a Puttgarden ci sono circa 95 Km,
mentre ci appare in lontananza la deviazione per Travemunde:
sono le 17, decidiamo di andare lì. Arriviamo in un posteggio per camper e
entriamo, subito arriva il gestore che ci stacca subito il biglietto per la
piazzola: 9.00 €; chiediamo la luce e sono 3 Euro, guardiamo la toilette e sono
0,50 €, la doccia 1 €, l’acqua 0,50 €. Tutto sommato spendiamo tanto come nel
comodo campeggio di Colonia. Ma qui si tratta
di un posto squallido, per niente attraente, la stanchezza aumenta la
delusione: la Lia è demoralizzata e si rifiuta di venire con me a fare un giro
nel porto e si mette a preparare la cena senza entusiasmo; vado da solo e come
esco dal perimetro del posteggio attrezzato, uno spettacolo fantastico si apre
ai miei occhi: siamo su un fiordo con le acque terse, azzurre. Le numerose
barche da diporto attraccate alla banchina si dondolano pigre con i loro
passeggeri che si godono il sole ancora alto, torno dalla Lia e la stimolo ad
uscire: in due minuti la sua stanchezza svanisce di fronte a tanta magia. Il
paesino, con i tetti tipici dell’architettura nordica, è bellissimo ed ha
l’aria di essere un posto di villeggiatura, magari di seconde case. Molte
barche fungono da ristorantini galleggianti e in giro si sente un gran odore di
frittura. Chi si mangia una pizza e chi si lecca un gelato, ci sono anche dei
locali italiani. Molti ristoranti sono sistemati con le sedie sulla strada. C’è
tanta gente, forse perché è domenica. Facciamo
naturalmente foto, riprese e compriamo cartoline da spedire agli amici.
Passeggiamo un bel po’ beati in mezzo ai tavolini e la gente. Notiamo alcune
stonature: in mezzo al paesino in stile tradizionale c’è un grattacielo di
cristallo, ma non basta ad inficiare la bellezza complessiva. Intanto passano
le grandi navi da crociera che partono e arrivano più a destra, per chi guarda
come noi andando verso lo sbocco sul Baltico. Passano anche i grandi traghetti:
qui ci sono ovunque specchi di mare da attraversare coi traghetti. Torniamo a mangiare e mentre la Lia prepara io rimango
fuori e chiedo dove si trova la spiaggia, dato che vedevo gente in costume e
con l’asciugamano; mi spiegano che è 5 minuti più avanti: decidiamo di andarci
dopo cena. C’è ancora il sole a Travemunde
nonostante sia già tardi. Noi si va con passo svelto verso il grattacielo e la
spiaggia (strand). Le botteghe lussuosissime
tipo via Veneto, sono già chiuse perché aprono alle 10 e chiudono alle diciotto
e alcune addirittura alle diciassette. Arriviamo in fondo al canale e di lato al grattacielo ci
appare una enorme spiaggia che si va svuotando perché comincia a calare la
sera. Ci sono attorno all’arenile oltre alle attrezzature da spiaggia, cabine,
ombrelloni, molti locali e alberi che di giorno attutiscono il caldo, ora siamo
a 16 gradi e col giubbotto non fa né freddo né caldo. Torniamo tra le luci e gli odori di fritto. Lunedì 27. Andiamo a farci un giro sulla passeggiata, a goderci il
lusso dei negozi; bar friggitorie, ristoranti preparano il pranzo, a base di
pesce, naturalmente. In altri angoli il pesce viene venduto fresco. Bancarelle
offrono merce di ogni genere, vi sono persino alcuni negozi che vendono
magnifici oggetti in ambra; natanti ancorati fissi, che non si allontaneranno
più dalla banchina, offrono gelati, pizza, dolcini da colazione, e birra a non
finire. Imbuchiamo
qualche cartolina, compriamo delle fragole, sode e buonissime. Questi frutti
saporiti vengono venduti per strada da appositi chioschi e non costano tanto. È
forse un tipo di coltivazione che viene bene in questi climi. Rientriamo sul camper a malincuore, sono le 11,30,
partiamo per Puttgarden, andiamo a prendere il
traghetto per andare a Copenaghen. Arriviamo
per l’imbarco verso le 13,30. Si decide di cambiare 100 euro, l’operazione mi riesce
dopo che ho girato come un matto. Mi danno circa seicento Corone danesi e
parecchi spiccioli che non hanno alcun numero e nessun altro segno
riconoscibile di classificazione; alcune monete hanno buchi quadrati e altre
buchi rotondi. Mangiamo e poi ci imbarchiamo: spendiamo 137 € andata e
ritorno da Rodby. Praticamente
dall’autostrada si entra nel traghetto e si esce dopo mezz’ora direttamente in
autostrada, che è gratis come in Germania: una gran bella cosa! Arriviamo a Copenaghen alle 17,30, c’è tanto
traffico, noi cerchiamo il campeggio che avevamo trovato sulle guide, in una
parte della città vicina al centro, ma non esiste alcuna segnalazione; per un
po’ andiamo a caso poi decidiamo di chiedere e mi fermo alla fermata del bus,
un signore gentile mi dà spiegazioni che non capisco, mi arrabatto col mio
inglese e alla fine riesco a capire che il campeggio che cercavo è ormai
dall’altra parte della città, ma ce n’è un altro, mi fa intendere il mio
cortese interlocutore, nella direzione dove stavo andando; salutiamo,
ringraziamo e partiamo. In effetti poco dopo incontriamo la scritta camping e
seguendola sfociamo in una piazza enorme, dove all’enorme scritta Camping non
fa riscontro una giusta indicazione dell’entrata, così giriamo un po’ a vuoto,
poi finalmente si trova l’ingresso di questo strano campeggio che non sapremo
mai come si chiama, se ha un nome! Ci affianchiamo ad altri camper, due sono di
cuneo ma non ne vedremo mai gli equipaggi. L’uomo della recption è simpatico e
parla pure qualche parola in italiano, ci dà soprattutto una piantina scritta
in italiano. A noi fa commozione scoprire che in questo luogo così lontano
dalle nostre contrade, hanno redatto le informazioni turistiche nella nostra
lingua, per mettere a loro agio i turisti del nostro paese. Per il resto il campeggio, che è più un’area
attrezzata che un camping propriamente inteso, è molto squallido e sull’enorme
piazza tira un’aria gelida che ci ricorda Valnonthey, a Cogne, quando fa freddo
e tira la tramontana. L’uomo ci spiega che dal canale davanti a noi
partono i battelli con la guida che vanno verso la sirenetta. Noi diamo un’occhiata ai servizi che sono
montati dentro containers su case mobili, ma sono splendidi, un’igiene
perfetta! Poi ci avviciniamo all’immenso centro
commerciale che è davanti al campeggio, il Fisketorvet Shoppingcenter, dietro comincia il canale dal
quale partono i battelli con la guida, come ci aveva detto l’uomo della
reception. Noi osserviamo, vediamo tanta gente e la guida che spiega e non lo
fa certo in italiano. Pensiamo che alla sirenetta (Den Lille Havfrue)
ci andremo o a piedi o con i mezzi terrestri. Sul piazzale del centro commerciale avevamo visto un
camper targato Palermo, allora ci siamo avvicinati, “finalmente” ci dice l’uomo
“si riesce a parlare un po’”. Si chiacchiera, la signora dice che avevano tentato di
pernottare sul piazzale ma li hanno mandati via, verranno dentro al campeggio
anche loro. L’uomo ci informa che è stato a Lubecca col camper e non è riuscito
a trovare un parcheggio così se ne è dovuto partire senza visitare la città. Ci
salutiamo. C’è minaccia di temporale e ce ne torniamo in camper a
riposarci. Martedì 28 giugno. Siamo saliti sul bus n. 30 e siamo scesi alla stazione
centrale di Copenaghen. Di fronte c’è il Tivoli, il parco dei divertimenti,
che attira gente dentro e fuori, nel senso che molti si fermano a guardare i
numeri più impressionanti: lo abbiamo fatto anche noi per pochi minuti. Poi ci siamo lanciati in una lunga camminata; scopo: vedere la città e arrivare alla fine
dalla sirenetta. Abbiamo attraversato i quartieri vecchi rovinati dalle
costruzioni moderne in vetrocemento. Anche così però Copenaghen non ha dismesso
il suo abito austero che esalta la sua seriosa bellezza. Infine siamo giunti dalla figurina tenera, minuscola, una
fanciulla dalla verde età accucciata sullo scoglio, lo sguardo rivolto verso il
mare, in attesa che torni qualcuno o qualcosa. Antipatica presenza di un gruppo di italiani, ragazzi e
adulti, che monopolizzano la statua impedendo a tutti di fare fotografie, poi
finalmente se ne vanno. A vigilare sulla figurina tenera c’è nientemeno che una
fortezza, il Kastellet. A fianco una fontana e la chiesa di St. Alban, molto
antica, piccola e molto carina, in stile gotico. L’abbiamo visitata, l’interno
era senza sfarzo. Verso mezzogiorno ci troviamo durante il ritorno sulla
piazza dei palazzi reali e per caso incappiamo nel cambio della guardia, che
aveva in sé qualcosa di comico. Notevole la chiesa di Alessandro
Nieskchi che si rifà alla cupola di San Pietro. L’interno senza navate è
deludente. Proseguiamo, altri complessi architettonici rendono
interessante questa passeggiata del ritorno. Arriviamo al canale Havnegade e la balconata di case colorate che si
affacciano sull’acqua riporta a Venezia e, perché no, a Honfleur in Normandia.
Le rive del canale sono zeppe di ristorantini e dall’odore si capisce che i
piatti sono a base di pesce. A nord del canale ci avvolge di leggenda e di raffinatezza
la piazza Kongens Nytorv. Siamo
stanchi e cerchiamo la via più facile per arrivare al bus n. 30. Al pomeriggio si parte, cioè si scende verso Rodby per
traghettare. Sono le 18 quando siamo
all’imbarco e constatiamo che i soldi danesi rimastici non possiamo cambiarli
perché l’ufficio è chiuso: pazienza li cambieremo a casa. In attesa di arrivare all’altra sponda, usciamo dalla
stiva e saliamo per vedere il panorama. Ci accorgiamo che essendo vicini
all’ora di cena il ristorante funzionava a tutto regime e c’era una gran
confusione: chi mangiava la bistecca alla Bismarck, chi le patatine, chi
frittura di pesce, insomma gli odori erano molto stuzzichevoli. Ci siamo infilati nel minimarket, dove si vendevano
parecchi articoli da regalo e non. Più avanti c’era, mimetizzato, addirittura il cambio, così
abbiamo cambiato le corone e recuperato 48 Euro. Verso le venti arriviamo a Travemunde
e dopo una cena frugale ne approfittiamo per farci una passeggiata sul
canale, anzi andiamo nella via interna e ci accorgiamo che è ancora più bella e
più interessante della passeggiata nel porto e ciò sia dal punto di vista
urbanistico-architettonico che come raffinatezza dei negozi. Mercoledì 29, visita a Lubecca. Iniziamo
la giornata girando come scemi per trovare la fermata del 30: dopo mezz’ora di
cammino e varie richieste di informazioni ai passanti, arriviamo dietro al
campeggio e vediamo che la fermata era lì a due passi da dove avevamo il
camper. Arriviamo a destinazione in mezz’ora e già prima di
scendere dal bus ci accorgiamo della bellezza di questa città, sia come
architettura medioevale, con i suoi tetti neri che vanno ripidi verso l’alto e
come urbanistica, per l’ordine delle vie e dell’abitato tutto: Lubecca è
veramente la regina del Baltico, non ha dimenticato il suo passato e cura con
amore le memorie e nelle nuove costruzioni c’è il richiamo preciso
all’essenzialità delle linee delle sue facciate medioevali. Il pezzo
fondamentale, di quello che abbiamo visto è senza dubbio la piazza del mercato
con la magia del tempo mostrata dagli edifici antichi che la contornano. La
piazza continua da seicento anni ad ospitare il mercato, ora una volta alla
settimana, il giovedì come ci ha confermato con soddisfazione una signora che
vendeva souvenir nella via a fianco. Una curiosità: siamo entrati in un palazzo convinti che fosse
una chiesa e invece era un albergo con i camerieri in uniforme di lusso. Giovedì 30 giugno. Siamo ormai sulla via del ritorno ma abbiamo ancora in
serbo qualche freccia per ravvivare il lungo periplo: pensiamo alla possibilità
di visitare Berlino, ma questa opzione la scartiamo dopo che le errate (o
imprecise) segnalazioni ci hanno allungato la strada di almeno 200 Km facendoci
andare a finire a Rostock e poi addirittura sulla via per Stettino in Polonia;
viaggiamo così tutta la giornata, sfioriamo Berlino e ci andiamo a fermare per
il pernottamento in un posto di ristoro vicino a Norimberga, senza uscire
dall’autostrada. Venerdì primo luglio. Siamo partiti presto, con una leggera pioggerellina che ci
ha accompagnato per tutto il percorso diventando ogni tanto temporale, a cui
seguiva poi qualche sprazzo di sereno Ci siamo fermati a Dachau, una visita preventivata nel
programma. È stato un giorno di riflessione e di turbamento ma importante e
necessario. Abbiamo avuto la sensazione netta che la Germania ha perfettamente
capito il senso di quell’immane tragedia di cui le generazioni tedesche appena
passate sono state responsabili. Hanno capito perché migliaia di giovani
provenienti dalle varie città della Germania erano lì a rendersi conto di
persona, come noi, di quanto era accaduto e che non deve mai più accadere, vuol
dire che sono stati allevati nel culto della libertà e del ripudio della
violenza e della guerra. Il tempo ci ha concesso una pausa per la visita. Siamo ripartiti scartando definitivamente il pensiero che
ci era venuto di visitare qualche castello sulla Romantische Strasse: non era
proprio il caso perché ha ripreso a piovere da alluvione. Ora andiamo a
Salisburgo, dove abbiamo degli amici che vorremmo incontrare. Ma la pioggia
torrenziale che non smette ci fa ulteriormente cambiare idea: si va a Vienna
sperando che nel frattempo la pioggia smetta. Pernottiamo in autostrada presso
un punto di ristoro in un luogo chiamato Mondsee. Un luogo bellissimo ma che la
pioggia e la foschia non ci permettono di vedere nella sua reale bellezza.
Faremo una foto e una ripresa ma la foschia c’è e si vede. Piove tutta la notte, la Lia dice che io dormo come un
ghiro! Sabato 2 luglio. Ci alziamo di malavoglia e prendiamo la direzione Vienna.
Pioggia per tutto il percorso, circa 200 Km, poi però, alla fine dell’A1
troviamo subito la segnaletica giusta per arrivare al Camping West Wien; il
campeggio è bello e rilassante e si aggiusta anche il tempo. Pranziamo con un pasto caldo, poi andiamo a fare un giro
per i dintorni: è bello il paesino, con
tanto verde e poche case. Rientriamo e ci mettiamo ad esaminare le piantine, le
nostre e quelle che ci hanno dato alla reception, in lingua italiana, per
fortuna. Ci facciamo spiegare il percorso per andare in centro e per visitare i
più importanti monumenti. Bisogna prendere la metropolitana, ma noi cerchiamo
di prendere mezzi d superficie, se non altro, andando in centro ci vediamo
tutta Vienna, la cosa, tra lo scetticismo della signora della reception, ci
riuscirà, analizzando attentamente la piantina dei trasporti; così l’indomani
mattina, domenica 3 luglio, andiamo nel centro di Vienna
prendendo il bus 152, il tram 49, il tram D che ci porta vicino sulla Kartner
Ring, dove ha inizio la Kartner Strasse e da qui, dalle sue sfavillanti
vetrine, cominciamo la passeggiata a piedi. I palazzi danno il segno di una classe dirigente ricca e
opulenta, orgogliosa della propria forza, che non seppe però vedere i segni
della rovina imminente. Domina un barocco per fortuna, generalmente, moderato
che genera una architettura che stupisce il viaggiatore e gli crea meraviglia e
ammirazione. Bella
la chiesa di Santo Stefano (Stephansdomus), un gioiello del gotico, una
meraviglia il parlamento con il suo colonnato neoclassico; e il Graben,
l’antico fossato romano, da un secolo il salotto buono della borghesia
viennese, con i suoi ristoranti di lusso, i tavolini distesi sul selciato, e le
vetrine dai prezzi impossibili. Più raffinata, a nostro avviso, l’eleganza
della Kartner Strasse, soprattutto nella parte finale, l’ultimo terzo potremmo
dire, che sfocia in Stephansplatz, altra immagine che mostra come la Vienna di
oggi interpreti bene il suo passato. Naturalmente il traffico è interdetto in queste zone e
sulla strada ci sono ristoranti e ritrovi, che con i negozi a fianco, rendono
piacevole la passeggiata e ancora di più la sosta. Il Belvedere è notevole per la mole, la grandiosità dei giardini, la
magnificenza dell’insieme, ma è troppo sovrabbondante nelle linee. Siamo tornati stanchi ma soddisfatti; per domani ci
riproponiamo una visita al Danubio, ai palazzi
imperiali e ai luoghi in cui visse l’infelice Sissi. Lunedì 4 luglio. Ci siamo alzati presto e ci siamo avviati in direzione Danubio. Bus 152, al semaforo scendiamo e saliamo sul
tram 49, al capolinea di Schottentor abbiamo
preso il tram N. 1 e al capolinea di Schotten Ring
siamo saliti sul tram 31 e via sul Danubio, che ci è apparso veramente blu, non
sappiamo se per le particolari condizioni di luce che c’erano in quel momento,
però la ripresa con la telecamera ha riprodotto il grande fiume con questo
colore, non così le fotografie che ci hanno dato un Danubio verdastro. Lentissime scorrono le acque, mentre alcuni bagnanti si
spogliano sulla riva e si tuffano, subito imitati, ripetute volte, da un cane.
Una lunghissima isola divide in questo punto il fiume in due canali, sul canale
di destra ci sono ancorati due grandi battelli da crociera che sembrano
attendere pigri i loro festosi passeggeri. Mentre
stiamo facendo foto dal ponte ci si attacca appresso un tipo veramente
spassoso, austriaco viennese, e ci racconta storie e aneddoti veramente
incredibili in una lingua che è una specie di esperanto fatto di parole in
italiano, tedesco e inglese. Reggiamo la conversazione per un po’, ma temiamo
che alla fine lo strano tipo dall’aspetto sorridente ci proponga la classica
patacca ovvero qualche affare bidone; forse i nostri timori sono infondati,
però rallentiamo lo scambio verbale e l’uomo, che magari aveva concluso il suo
strano intervento, decide di salutarci e lo fa più volte girandosi indietro. Il
senno del poi tuttavia ci fa credere che se non avessimo troncato il discorso
saremmo ancora lì a blaterare frasi inconcludenti in quello strano linguaggio. Ecco, forse complice questo strambo individuo, il Danubio
non ci ha risvegliato nessun Danubio Blu, se abbiamo sfiorato col
pensiero Strauss e i suoi valzer è stato per rammentarci la sicurezza di una
classe dirigente che produceva la sua autocelebrazione appoggiandosi su
certezze che la storia di lì a poco avrebbe mostrato essere vacue e
inesistenti. Così vanno le cose degli uomini. Al ritorno ci fermiamo a visitare i palazzi imperiali, il
museo di Sissi e la chiesa di San Michele che è forse il pezzo architettonicamente più
bello, a cui danno splendore anche le opere d’arte interne, tra cui spicca per
la grande bellezza l’altare. Abbiamo visto lo sfarzo contenuto delle stanze di
Francesco Giuseppe. Tetre e buie le camere di Sissi. Infine gli ori e gli argenti:
tonnellate di piatti e di posate, alcune pregevoli per gusto e colori.
Naturalmente i palazzi e gli arredi sono la fiera del barocco. Gli storici
europeisti oggi danno un giudizio
positivo su Francesco Giuseppe, per il suo gran daffare a mantenere integro l’impero, visto come un
caposaldo della futura Europa unita. Al pomeriggio si parte e si rientra in tutto relax., con
due pernottamenti in Autostrada, per arrivare a Voltri
mercoledì 6 luglio. Copyright ©
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