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Viaggi in camper Giugno-luglio 2006 Viaggio in Spagna Itinerario: Voltri Costa
azzurra Aix-En-Provence Salon-De-Provence Arles Nimes Montpellier Narbonne
Plage (Pernottamento) Perpignan Barcellona
(Sosta) Tarragona Castellon De
La Plana Valencia Alicante Murcia Totana (pernottamento) Lorca Granada Seviglia
(Sosta) Jerez De La
Frontera Puerto Real Chichana De
La Frontera Tarifa Algeciras Gibilterra Marbella Malaga Motril (pernottamento) Santo
Domingo Aguadulce Almeria Viator Lorca Totana Alcantarilla
Alicante Valencia Castellon De
La Plana (Pernottamento) Tarragona Barellona Perpignan Narbonne Frontgnan (pernottamento) Voltri 13 giugno 2005: Ci siamo fatti
venire tardi Così, ai timori
che già avevamo per questo viaggio in Spagna Timori per la
lingua, preoccupazioni per la fama che attribuisce a questo paese La presenza di bande
di ladri, soprattutto nelle zone turistiche, si aggiunge
l’ansia per il clima: potrebbe essere
già troppo caldo da quelle parti per girare nelle città! Km alla partenza26379
Km all’arrivo31258 Km percorsi 4879. Si
parte, quindi, martedì
13 giugno, da Voltri. Equipaggio Michele, il sottoscritto, e la
Lia, navigatore, addetta ai rifornimenti e cuoca di gran classe. Si
parte già male, perché eravamo pronti alle 8,30 ma abbiamo dovuto
aspettare fino alle 10,30 perché eravamo chiusi da altre macchine. Il
viaggio non è privo di noia, perché attraversiamo territori
già conosciuti e quindi manca il piacere della sorpresa. Facciamo la
solita strada: Costa azzurra, Aix-En-Provence e via di seguito, fino a Narbonne
Plage, dove arriviamo, dopo 6oo chilometri sul far della sera e dove fatichiamo
non poco a trovare un campeggio aperto. Ci
facciamo una buona pastasciutta che ci rilassa. Attorno ci sono uccellini e
uccelloni che canteranno anche la notte, con un canto forte e robusto (il
citarun, dico io e la Lia ride, per lo strano nome, che però corrisponde
ad un uccello vero qui a Voltri, che io non saprei individuare col nome
italiano). Al mattino, alla partenza, ci rallegra la spesa modesta del
pernottamento: solo € 7,40. Certo, non era un campeggio molto curato, ma
così poco non avevamo mai speso. Mercoledì 14 giugno. Si
parte per Barcellona . Facciamo
con calma e siamo pronti alle 11. Ci accorgiamo subito che i nostri timori sul
caldo erano giustificati, per fortuna che abbiamo il climatizzatore,
così in cabina il clima è piacevole. Nella direzione presa
è già implicito un cambiamento che dimezza la lunghezzo del
viaggio: decidiamo che dobbiamo tornare in tempo per il referendum sui
cambiamenti costituzionali che si svolgerà il 25 giugno; così
l’impostazione inizale del periplo con puntate all’interno subisce
un duro colpo: faremo solo la parte meridionale della Spagna, saltando
completamente il nord e il Portogallo. Questo fatto fa calare
l’entusiasmo sul viaggio, inizialmente almeno. Si va
avanti, si arriva alla frontiera e, per la prima volta da quando giriamo per
l’Europa, ci accorgiamo che la frontiera c’è: si fa un
po’ di coda per il rallentamento che viene indotto dalla presenza dei
poliziotti. A guardare, sembrerebbe che questo rigurgito di negativo segno del
passato sia da addebitarsi alla Spagna. Noi però non lo sappiamo, in
fondo ce la siamo cavata bene: abbiamo letto di code di più di
un’ora. Ci
vengono incontro paesini assai belli e caratteristici, arsi dal sole: il verde
della Germania dell’anno scorso è un antico ricordo! Comunque
appena passata la frontiera, si intravvede quella che sarà una delle
principali caratteristiche di questa Spagna: i lavori per fare strade, ponti,
città. A fine viaggio scopriremo che il territorio è impegnato in
colture avanzate (uliveti, aranceti, serre per primizie) o è sbancato
dai lavori oppure è in rovina geologica. Ora si
cerca il campeggio: avevamo previsto la sosta in un campeggio al mare, appena
attraversata Barcellona, ma si cambia, si decide di andare a El Masnou, che
è leggermente prima della città, alla periferia dalla parte dove
arriviamo noi. Giunti
a El Masnou, giriamo un po’ a
vuoto, ci fermiamo, chiediamo ed è il primo impatto con la lingua, il
castigliano, ovvero lo spagnolo ufficiale, ma qui siamo in Catalogna e molti
parlano il catalano, più difficile da capire. Comunque ce la caviamo e
riusciamo a capire e a farci capire, tanto che in campeggio, alla reception un
volenteroso ragazzo ci parla in inglese ma la Lia gli dice “provi a
parlarci nella sua lingua” e i problemi di compensione svaniscono. Il
campeggio è stretto, fatto a terrazzi ed è tutto preso. Troviamo
un angolo fuori piazzuola, dove già ci sono altri campeggiatori. Fa un
caldo infernale ma c’è un venticello, una brezza ristoratrice che
attenua il senso di calore. Siamo
a posto alle ore 15. Ci rilassiamo un po’ all’ombra del nostro
stesso camper e alla provvidenziale arrietta di mare. Belli
riposati, andiamo a chiedere una piantina e notizie sui mezzi per andare in
città. Scopriamo che la stazione è a trecento metri dal campeggio
e che il treno è il mezzo migliore per raggiungere Barcellona. Andiamo
comunque ad esplorare, alla Lia spellano le scarpe e al ritorno si deve
incerottare. Dopo
cena si telefona a Stella, nostra figlia, per avere notizie sue e dei bambini. Si
rompe il telefonino e siamo subito preda dell’ansia: in effetti non
è facile comprare un cellulare all’estero e farlo funzionare verso
l’Italia. Armeggiamo un po’ con la scheda e alla fine
l’apparecchio funziona di nuovo: “speriamo che duri!” dice la
Lia. Giovedì 15. Si va
Barcellona; rimandiamo però al pomeriggio perché alla Lia gira un
po’ la testa. Si va alla reception per qualche informazione:
c’è un signore che parla benissimo l’italiano. Con lui i
nostri timori sulla presenza di ladri e malandrini si fa una cosa concreta; ci
dice “niente borse, niente marsupio, niente macchinette varie a tracolla,
solo il borsellino, sistemato in una tasca davanti e con solo i soldi per la
giornata “e mandatelo via in malo modo se qualcuno si avvicina con fare
cortese, perché è senz’altro uno che vi vuole
fregare!” conclude. “Hai
capito” dice la Lia preoccupata. Seguiamo
alla lettera i consigli della reception col risultato che non faremo che
pochissime foto. Alle
16 siamo sul trenino locale che ci porta in Plaza De Cataluna, circondata da
bei palazzi, che danno l’dea di ricchezza e di potenza. Noi si
osserva la piantina della città e si va a piadi alla ricerca della
Sagrada Familia. C’è voluta una lunga camminata, di svariati
chilometri. La
famosa chiesa vista dal vero è meno imponente di come viene illustrata
in cartolina, è più “umana”. è mezza da finire, con le gru che invadono il
perimetro intaccando un po’ la sacralità del luogo. Al
ritorno riprendiamo il treno, che è una specie di metropolitana di
superficie, con un tratto sortterraneo. Il treno va, è climatizzato e
quindi il forte caldo che c’è fuori non si sente. Ma ecco che
all’improvso una voce cerca un medico, qualcuno sta male evidentemente e
subito dopo viene tirato il segnale d’allarme, che rappresenta una grossa
sciocchezza perché il treno si ferma tra una stazione e l’altra
senza possibilità di far arrivare una ambulanza. Siamo
quindi fermi al sole rovente, il treno è pieno di passeggeri, come un
uovo. Col treno fermo non c’è più la ventilazione e il
climatizzatore perde di efficacia. I finestrini sono chiusi e in gran parte
bloccati come in tutti gli impianti climatizzati. Io soffro di claustrofobia e
comincia a fare un gran caldo, capisco che tra poco ci sarà un altro che
si sente male e sarò io! Mi cerco nelle tasche le mie pasticchette
miracolose e me ne caccio una in bocca, ma questa mi cade e, come se non
bastasse, rotola finché finisce tra le gambe di una ragazza, io,
accucciato per terra, non mi fermo davanti a nulla e spostando le gambe della
ragazza, con un sorriso, mi
impdronisco della mitica pillola, mentre la Lia ride ormai senza ritegno. Arriva
il capo treno, gli dico “se puede partir segnor?”, “se parte,
se parte” mi risponde e non sa quale gioia mi da. Naturalmente la Lia ne
farà materia per i racconti con
le amiche, sganasciandosi ogni volta dalle risa. Il
treno comunque si avvia, quando oramai erano in molti a sentire la pesantezza
della situazione. Noi ci
proponiamo di contnuare il giro domani. Venerdì 16
giugno. Siamo
tornati a Bercellona: è bella, i palazzi sontuosi, imponenti sono ben
piantati per terra, danno l’idea della storia e del potere che vi
passò e vi albergò. Andiamo
a farci quattro passi sulle Ramblas: due strade, con al centro un’ampia
passeggiata, che partono da Plaza Catalugna e vanno giù fino al porto. è pieno di gente che va in tutte
le direzioni. Si vende e si compra di tutto: ci sono bancarelle, bar,
geleterie, artisti di strada, pittori. Si vendono uccellini e persino rattolini, come li chiamano loro, che
sarebbero poi dei topolini ammaestrati. Ci
infiliamo in una strada laterale per cercare la cattedrale e palazzo reale, ora
adibito ad altri usi. Accanto alla chiesa c’è un chiostro quanto
mai interessante. La cattedrale invece è in riparazione e la facciata
è coperta dalle impalcature, quindi vediamo solo l’interno. Torniamo
sulle Ramblas e scendiamo verso il porto, olttrepassiamo il monumento a
Cristoforo Colombo, andiamno dall’altra parte della strada e notiamo che
una porzioine del porto è stata messa a disposizione della gente,
è stato fatto un lavoro tipo Genova col porto antico. Comincia
a piovere e a tuonare, io sono preoccupato perché siamo molto lontani da
Plaza Cataluna, dove c’è la stazione sotterranea del nostro
trenino, e noi abbiamo lasciato l’oblò del camper aperto. La Lia
invece non sembra affatto in ansia per la situazione; io chiedo
all’ufficio turistico in loco un autobus per piazza Catalugna ma la Lia:
“Chissà che giro fa l’autobus” mi dice, “meglio
andare a piedi” e sembra godere dei goccioloni che ci cadono addosso. Comunque
torniamo cercando di tenerci sotto i platani. Finalmente
si arriva, scendiamo nel metrò e io mi tolgo la camicia per scrollarmi
l’acqua, la Lia si fa una gran risata, io dico, per giustiucarmi, “me sun fetu na
bellina’ d’egua” che vorrebbe dire che mi sono fatto una
cappottata d’acqua, detto in un linguaggio un po’ più popolare. Sabato 17. Trasferimento
da Barcellona verso Siviglia. Ci si ferma a Totana,
un punto intermedio. Abbiamo pernottato in
questo paesino in mezzo ai monti, dopo una ricerca che ha richiesto
l’aiuto degli abitanti. Bel campegino, ben curato, ottimi servizi,
presenza massiccia di stanziali. Domenica 18
giugno. Totana-Siviglia. Viaggio abbastanza
noioso. Subito dopo Totana l’unica cosa notevole è Lorca, per il fatto che la cittadina porta il nome
del grande poeta spagnolo trucidato dai franchisti. A
rompere la monotonia ogni tanto c’è qualche piacevole sorpresa
come il Parque Natural Sierra de Huetor, dove si incontrano, tra gli altri, una
interessante varietà di pino e delle rocce tipo Dolomiti, che svettano
tra gli alberi. La particolare bellezza nasce dal contrasto tra il colore di
queste montagne e il verde intenso delle conifere. Infine
tra le cose più interessanti di questo trasferimento, per altri versi
noioso, c’è un paese che incontriamo prima di Granada, Guadix,
scavato quasi completamente nel tufo. Naturalmente la mente va ai Sassi di
Matera, solo che i Sassi sono disabitati, eccetto qualcuno, queste case invece
sono tutte abitate e ben tenute; molte hanno il giardino davanti. è una cosa veramente
stupefacente, un paese del genere, che meriterebbe anche esso di essere
annoverato dall’UNESCO tra i patrimoni dell’Umanità. Arriviamo
alla mitica Siviglia verso le 16. Il campeggio
è bello ma fa caldissimo e presto ci accorgiamo di essere vicinissimi
all’aeroporto: gli aerei ci passano sopra bassissimi facendo un rumore
assordante. Comunque
riusciamo a rilassarci, anche perché le partenze ad una certa ora
finiscono. Una lieve brezza, per quanto discontinua, ci permette di non
soccombere al caldo infernale. All’indomani,
lunedì 19 giugno, si va
naturalmente a visitare la città; partiamo verso le 9 per non essere
subito intontiti dal caldo, e ci facciamo subito una camminata di circa tre
chilometri alla ricerca della fermata del bus 70 che ci porta nei pressi di Plaza de Spagna. Per prima cosa si decide di
visitare il duomo e l’Alcazar,
sono tutti lì vicini. Chiediamo
alla gente, che è cortesssima e ci spiega tutto con pazienza. Troviamo
per primo la Cattedrale, ma è chiusa perché aprono alle 11,
all’ora andiamo al palazzo reale dell’epoca araba cioè
all’Alcazar. Passiamo diverse volte davanti alla porta, ma è
chiusa e quindi continuiamo a cercare finchè non raggiungiamo il palazzo
dalla parte dell’uscita e finalmente il custode ci dice che al lunedì è chiuso,
“magnana” ci dice sorridente e lo ripete in inglese, “to
morrow”. Si, si, c’ha ragione lui, ma noi magnana, domani siamo di
partenza perché dobbiamo andare a votare per il referendum
costituzioinale. Ritorniamo
alla cattedrale, c’è già gente, noi ci sediamo su degli
scalini lontano dal cancello, per non essere nella calca. Cominciano ad
arrivare turisti da tuttte le
parti: si forma in breve una lunghissima coda e noi, che saremmo stati i primi,
diventiamo gli ultimi, perché siamo seduti lontano dai cancelli. Decidiamo
di andare a vedere il Guadalquivir, suggestionati da Federico Garcia Lorca e
dal suo amore per questo fiume Il
fiume sembra dormire tranquillo e noi andiamo a visitare Plaza de Toros, sapendo bene che la Plaza di Siviglia
è sempre stata la più importante di Spagna. Noi chiederemmo solo
che il toro non venisse massacrato ogni volta. Eppure gli spagnoli amano
sicuramente questo fiero animale la cui sagoma enorme e nera spunta
all’improvvso dai profili delle montagne. Al
ritorno ripassiamo dalla Cattedrale e abbiamo ragione perché non
c’è più coda e noi entriamo. La chiesa è una
meraviglia. Torniamo
al campeggio, facendoci, sotto il sole cocente, la solita camminata dalla
fermata del 70 al campeggio. Martedì 20
giugno. Si
parte, intendiamo scendere verso Tarifa perché è il posto
più vicino all’Africa. Tante volte sono passato sullo stretto in
anni lontani, quando facevo l’ufficiale di marina e vedevo vicinissime,
con meraviglia, le montagne del continente nero. Questa
volta però l’Africa la vediamo scendendo dalle colline verso
Gibilterra e Tarifa, che è più vicina allo stretto della celebre
rocca che le ha dato il nome. Io
dico “ecco l’Africa, son quei monti là” ma la Lia se
ne convincerà solo a posteriori. A Tarifa ci sono molti giovani che
praticano il surf a vela,
perché la zona è ventosa, dato le enormi correnti che
attraversano lo stretto, però dell’Africa non se ne parla!
Guardando ora con l’ausiglio del satellite, ci accorgiamo che la lunga
spiaggia dove siamo andati, lunga e larga attorno ad un chilometro, di fatti i
ragazzi camminavano tantissimo prima di arrivare alla riva, al bagnasciuga vero
e proprio, ebbene questo non era il posto adatto per vedere l’Africa
perché eravamo coperti dalla collinetta, a sinistra dove
c’è il porto! Si va:
Algeciras, Gibilterra, Marbella. Quest’ultima è una perla del
turismo estivo, è ancora in costruzione e vi predominano residance e
villette di lusso con abbondante presenza di piante tropicali. Si
procede tra mare e aranceti, poi si attraversano chilometri di serre. Il
pomeriggio cede il passo alla sera quando giungiamo al campeggio Don Cactus di Motrill. Facciamo
a tempo a fare una passeggiata sulla spiaggia e poi si cena. Mercoledì
21 giugno. Si
parte, per il rientro; ancora serre per un centinaio di chilometri, poi ulivi a
non finire, coltivati bassi, con le vie di accesso ai mezzi tecnici. Vi sono
alcuni campi coltivati a bonsai, nel senso che le piante sono coltivate con lo
stile dei bonsai ma si tratta di grandi alberi . Poi vi sono altre coltivazioni
di ulivi ma non da olio: si tratta di alberi centenari, molto ricercati sia dai
privati che dagli enti pubblici: due di queste piante, classificate di mille
anni fa, si trovano a Pont du Gard. Sono, appunto, di origine spagnola, come
dice la targa che si tova alla base. Si
arriva a Valencia che è già pomeriggio inoltrato. Ci si ferma a Catellon De La Plana, al campeggio Riberamar in una
zona in rifacimento. Si
parte: ecco Tarragona e ormai siamo a Barcellona, dove riusciamo a perdere la
strada e a perderci quasi un’ora per ritrovarla. Il
viaggio diventa, a tratti, noioso: si passa la frontiera, che come
nell’andata non è una linea astratta ma un ostacolo ben reale. Si
va fino a Frontignan: una zona molto interessante vicino a Sete, ci sono belle
e curatissime spiagge, attrezzate per un turismo di massa. Venerdì
23 giugno, si parte per Voltri. P.S.: ci ha fatto
piacere la quasi totale assenza di autostrade, non nel senso che manchino le
strade, ma nel senso che non si paga, come in altre parti d’Europa. Le
strade invece sono, belle e veloci. Copyright © 2006, Michelangelo Varone, all
rights reserved. Tutti i diritti riservati.
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