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Viaggi
in camper Giens, Avignon (via, Toulon-Marseille-Martigues-Sambuc-Arles),
Pont du Gard-Nimes- Arles- Saintes Maries de la Mer-Arles-Salon
de Provence-Aix en Provence-Pertuis (Parco del Luberon) -Cavaillon-Gordes
(nel Vaucluse)-Apt-Forcalquier-Digne, Gorges du Verdon-Antibes,
Voltri. Rientro
lunedì 9 settembre. Chilometri totali 1490.
Problemi
riscontrati: i campeggi, tutti ben curati, a prezzi modici non
hanno, generalmente, le prese luce a norma europea per cui da
qualche parte siamo rimasti al buio(Pertuis); altri campeggi,
invece danno in affitto (vedi Avignone) il raccordo adatto, altri
ancora hanno un sistema misto, prese europee e prese francesi,
per cui dato che i campeggi erano vuoti, è stato facile
trovare
la presa adatta. Parco
Regionale del
Luberon. 6 Camargue,
Saintes
Maries de La Mer. 8 Si parte la
mattina di martedì 3 settembre
per questa prima tappa che ci porterà al limite occidentale
della Costa Azzurra. Abbiamo pensato a Giens,
all’estremità
della penisola di Hyeres perché c’è un
parco con delle
bellissime isole. Sono 350
chilometri di buona strada, usiamo sia
superstrade che autostrade. Il Riviera
160 è a posto e noi siamo l’equipaggio
tradizionale con in più la gattina Dasy. Questa volta siamo
in
coppia con la Stella, nostra figlia, Roberto, suo marito, il
piccolo Moreno e la cagnetta Luna. Ci gustiamo
prima la Riviera e poi la Costa
Azzurra per quel che si può vedere
dall’autostrada,
naturalmente. Il viaggio
avviene in distensione fino a
Monaco, dove alcune sciagurate indicazioni ci fanno uscire per
imboccare la Turbie e qui il viaggio si appesantisce per la
strada stretta tutta curve e tornanti. Decidiamo di rifarci le
forze e l’umore pranzando e così ci fermiamo al
primo slargo. Partiamo
rinfrancati alla ricerca dell’imbocco
dell’autostrada, sotto un sole cocente tra il biancore delle
pareti di roccia de La Turbie. Finalmente
imbocchiamo la mai così
desiderata autostrada. Errori come questo sono quelli che
appesantiscono il viaggio, ma dato che cambiano i luoghi e le
usanze e cambiano anche le indicazioni errate, non è facile
fare
appello all’esperienza. La strada in
Francia si snoda in gran parte
nella campagna collinare, in prossimità del mare ma senza
che
questo sia quasi mai in vista. Ci rilassano comunque i boschetti
di pini d’Aleppo che attraversiamo. Giungiamo a Hyeres e quindi a Giens
nel
tardo pomeriggio. La giornata è sempre bella pur con qualche
nuvola; cerchiamo un campeggio, il primo che troviamo prossimo
all’imbarcadero, perché abbiamo intenzione di
andare nelle
isole- Il primo che ci capita con queste caratteristiche è
il
Camping Presqu’iles de Giens. Le
tranquille acque di Giens è
bello,
ombreggiato, ma in terra battuta
resa fangosa dalla pioggia recente. Ci rendiamo conto qui di un
problema non previsto: i campeggi in Francia non hanno sempre le
prese europee; per fortuna questo ha un sistema misto e così
dato che ci sono pochi campeggiatori ci spostiamo per arrivare a
tiro delle prese regolamentari. Sfruttiamo
quel che rimane della giornata e
andiamo alla spiaggia, in un golfo coperto dai venti e dal mare
aperto. Bellissimo ambiente per la pineta, formata dai bellissimi
pini d’Aleppo, molto fitta che scende fino al mare, le cui
acque sono calmissime. Davanti c’è
l’isola di Porquerolles
anch’essa verdeggiante di conifere. Moreno e Luna
fanno il bagno, noi ci
immergiamo fino al ginocchio avanzando nella sabbia finissima. Al campeggio
ci informiamo sul vaporetto e
io constato che col francese me la cavo benino e così
divento l’interprete
ufficiale. Dopo qualche
titubanza, al mattino,
mercoledì 4 settembre di decide di saltare la visita alle
isole
e si parte per: Sede della
seconda tappa che si snoderà sul
seguente itinerario: Giens-Toulon-Marseille-Martigues-Sambuc-Arles-Avignon.
Km 230. L’ampia
deviazione verso occidente
rispetto all’itinerario più naturale è
dovuta alla nostra
voglia di dare un’occhiata alla Camargue, per poi magari
tornarci con più comodo al ritorno: il viaggio, per quanto
è
possibile, deve essere parte integrante della vacanza; poi, come
succede quasi sempre, verrà la stanchezza a mettere
parzialmente
in crisi questo concetto. Comunque
questo itinerario ci ha dato dei
momenti piacevoli e molto interessanti. Rilassanti i lunghi
passaggi tra boschi verdeggianti di pini, soprattutto
d’Aleppo,
che qui ha un impiego vastissimo e forma foreste che hanno il
pregio di offrire allo sguardo curioso del viaggiatore un verde
tenero, dovuto alla colorazione verde chiara degli aghi di questa
specie di pino, veramente caratteristica di tutto il Mediterraneo. Ci ha
impressionato, in questo ambiente
così attraente e piacevole, la serena bellezza di Martigues,
fasciata di pinete e penetrata da canali di un’acqua azzurra,
colore che generalmente è legato ad assenza di inquinamento.
Sfiorata la Camargue, di cui si è intravisto il
caratteristico
aspetto ambientale, si sale verso nord, verso Avignone, che ci
appare protetta dalle sue mura bagnate dalle acque grigie del
Rodano. Approdiamo al
Camping
Bagattelle, che si
trova sull’isola di Barthalasse sul grande fiume che scorre
placido e maestoso, caratterizzando il paesaggio e gli orizzonti
a perdita d’occhio. Avignone,
il placido Rodano
e la tempesta imminente. Si va subito
in giro a vedere, a capire.
Avignone mostra la sua storia travagliata attraverso i suoi
monumenti, le mura , la parte antica, soprattutto il Palazzo dei
Papi indicano i suoi quasi cent’anni di gloria. La
passeggiata sul fiume, segnata dal
richiamo storico del vecchio ponte, noto come ponte di Avignone (San
Benezet) e così denominato sui cartelli segnaletici. Il
monumento attira l’interesse soprattutto perché
è incompleto
(ne manca circa metà) oltre che per il carico del tempo. La
passeggiata (promenade) sulla riva
opposta ad Avignone, che inizia dall’ingresso del campeggio,
è
una delle più belle e riposanti che abbiamo mai visto,
segnata
dal verde e dal placido Rodano. C’è
rimasto il rammarico di non aver
fatto il periplo dell’isola fluviale, che è grande
tanto da
non rendersi conto di essere su un’isola. Abbiamo
pernottato per due notti , attirati
anche dalla bellezza paesaggistica del luogo oltre che dal carico
di storia della città e dei dintorni; per esempio il
campeggio,
ombreggiato in modo fitto da alberi secolari, faceva parte dei
giardini vaticani, uniti alla città dal ponte, ridotto ormai
a
un rudere. Sulla piazza
davanti al Palazzo dei Papi,
dove arriva gran gente, c’è un trenino che va su
ruote di
gomma e porta, chi acquista il biglietto, a visitare i luoghi
più importanti e interessanti di Avignone. Avignone:
il palazzo dei
Papi Noi,
oltre alle interessanti visite alla
città, abbiamo fatto lunghe e ripetute passeggiate sul lungo
Rodano, sulla Promenade, dal lato del campeggio. Ci attirava il
fiume, grande e maestoso e il verde dei giardini, tutti
disseminati di piante secolari, platani soprattutto, ma anche
altre essenze. La passeggiata lunga qualche chilometro, arriva in
fondo all’isola, di cui noi abbiamo percorso solo il lato
affacciato di fronte ad Avignone. Con
un certo rimpianto, soprattutto per
questo ambiente riposante, il venerdì siamo partiti per la
nostra terza tappa verso il: Abbiamo fatto
un itinerario tortuoso perché
abbiamo voluto immergerci ancora nella Camargue, in quella che
è
la sua capitale, la città dei gitani, cioè
Saintes Maries de la
Mer. Ma prima abbiamo voluto passare per Pont du Gard,
sicché
alla fine la successione dei luoghi di questa nostra strana tappa
è stata la seguente: Avignone-Pont
du Gard-Nimes- Arles- Saintes
Maries de la Mer-Arles-Salon de Provence-Aix en Provence-Pertuis
all’inizio del Parco Regionale del Luberon. Km 300 Il
Gard visto dal Ponte Grande
emozione abbiamo provato davanti
alla grandiosità del Ponte sul Gard; è forse il
ponte romano
più ben conservato e comunque offre un saggio della
capacità
degli ingegneri romani. È bello anche il fiume dalle acque
biondo-azzurre che in piena stagione si offrono ai canoisti e
agli appassionati di sport acquatici per facili e rilassanti
percorsi. Gli
ulivi millenari di Pont du Gard Ci
sono anche tre ulivi del 989, con più
di mille anni, carichi di olive oltre che di più di dieci
secoli
che danno loro una sorta di nobiltà, percepita da tutti i
visitatori, che ne fanno le creature viventi più fotografate
e
filmate; anche noi, naturalmente, abbiamo fatto a gara per
riprenderli sia con le foto che con la telecamera. Pont
du Gard Sia
il Ponte che gli ulivi sembrano aver
vinto la sfida contro il tempo. Poi si va in: Bel centro,
spagnoleggiante; paese di mare,
di spiaggia e di cavalli. Ce n’è ovunque di
cavalli, sellati e
selvaggi su pascoli senza orizzonte, davanti alle case o su
praterie che paiono infinite. Ci sono anche
tori nerissimi; trampolieri e
natura selvaggia o apparentemente tale. C’è
un’infinità di
alberghetti, belli, ben realizzati con quel biancore dei muri e
il rosso delle tegole. Non c’è campeggio, ma
c’è un
posteggio per camper a 6 euro per notte. Poi torniamo
indietro, di nuovo verso Arles,
che meriterebbe una visita, ma noi tiriamo diritti per restare
nei tempi. Raggiungiamo
verso le diciannove il parco
del Luberon, dove andiamo a pernottare a Pertuis, al
camping La
Pinedes, dopo aver girovagato un po’ e dopo Il
suolo rosso presso una
cava d’ocra del Luberon una
stressante involontaria visita a Aix en
Provence, dove non ne uscivamo più, intruppati nel centro
storico con viuzze piene di macchine posteggiate che lasciavano
margini ristrettissimi al passaggio dei camper, per fortuna un
rapido colloquio dal finestrino con un automobilista,
particolarmente intelligente oltre che assai gentile, ci ha
liberati dall’imbroglio in cui ci eravamo cacciati,
guidandoci
al bivio per Pertuis. Il campeggio,
La Pinedes, bellissimo e
riposante, è purtroppo privo di prese europee, sono anche
sprovvisti dei raccordi che avevano altrove. Senza luce rimaniamo
solo una notte. Si parte
l’indomani, sabato,
quarta tappa,
per: A Cavaillon
si fa shopping al ben fornito
supermarket Auchan; si
comprano le baguettes molto apprezzate,
soprattutto da noi due e les sausisson, una salciccia fenomenale,
col sapore di una volta. Oltre al
villaggio restaurato aperto al
pubblico, la campagna di quest’angolo di Provenza
è piena di
queste case abbandonate nei boschi, alcune sono in rovina, molte
sono perfettamente integre come quelle del sito visitato, che
acquista per ciò più verità. Dopo Gordes
si torna sui propri passi e si
attraversa il Luberon
con la strada che passa per Apt. è uno
spettacolo esaltante che si ripete
procedendo, perché la strada scopre nuove montagne-megaliti
che
si innalzano, all’improvviso, contro il cielo, e le pareti
rosse sono ancora più arrossate dal sole cadente, e sembrano
brandelli di Dolomiti che appaiono all’improvviso, in netto
contrasto col verde delle colline circostanti. Carino
il camping, erboso, ma noi l’indomani,
domenica, si parte per la costa e per la quinta tappa. Per la strada
incontriamo finalmente i campi
di lavanda, inutilmente cercati prima dove li indicavano le guide. Raggiungiamo
Antibes marciando su una strada
che è tutta sali-scendi, la via Domizia, almeno in alcuni
tratti.
Pernottamento
ad Antibes nel camping des
Bragues dove naturalmente non ci sono prese europee e vogliono
trenta euro di deposito per un raccordo in prestito e io scopro
che ho la possibilità di farmelo e me lo faccio. Partenza
lunedì. Sesta
tappa Antibes-Voltri. Km 220
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