Viaggi in camper (Provenza)

 

 

Viaggi in camper

Settembre 2002

Viaggio in Provenza

 Voltri – tour della Provenza e ritorno

 Itinerario con, in viola, soste e visite.

 

 Giens, Avignon (via, Toulon-Marseille-Martigues-Sambuc-Arles), Pont du Gard-Nimes- Arles- Saintes Maries de la Mer-Arles-Salon de Provence-Aix en Provence-Pertuis (Parco del Luberon) -Cavaillon-Gordes (nel Vaucluse)-Apt-Forcalquier-Digne, Gorges du Verdon-Antibes, Voltri.

 

Partenza martedì 3 settembre 2002.

Rientro lunedì 9 settembre. Chilometri totali 1490.

Problemi riscontrati: i campeggi, tutti ben curati, a prezzi modici non hanno, generalmente, le prese luce a norma europea per cui da qualche parte siamo rimasti al buio(Pertuis); altri campeggi, invece danno in affitto (vedi Avignone) il raccordo adatto, altri ancora hanno un sistema misto, prese europee e prese francesi, per cui dato che i campeggi erano vuoti, è stato facile trovare la presa adatta.

 

 
Giens 2

Avignone. 3

Parco Regionale del Luberon. 6

Camargue, Saintes Maries de La Mer. 8

Digne. 9

Gordes 9

Gorges du Verdon. 14


Giens

Si parte la mattina di martedì 3 settembre per questa prima tappa che ci porterà al limite occidentale della Costa Azzurra. Abbiamo pensato a Giens, all’estremità della penisola di Hyeres perché c’è un parco con delle bellissime isole. Sono 350 chilometri di buona strada, usiamo sia superstrade che autostrade.

Il Riviera 160 è a posto e noi siamo l’equipaggio tradizionale con in più la gattina Dasy. Questa volta siamo in coppia con la Stella, nostra figlia, Roberto, suo marito, il piccolo Moreno e la cagnetta Luna.

Ci gustiamo prima la Riviera e poi la Costa Azzurra per quel che si può vedere dall’autostrada, naturalmente.

Il viaggio avviene in distensione fino a Monaco, dove alcune sciagurate indicazioni ci fanno uscire per imboccare la Turbie e qui il viaggio si appesantisce per la strada stretta tutta curve e tornanti. Decidiamo di rifarci le forze e l’umore pranzando e così ci fermiamo al primo slargo.

Partiamo rinfrancati alla ricerca dell’imbocco dell’autostrada, sotto un sole cocente tra il biancore delle pareti di roccia de La Turbie.

Finalmente imbocchiamo la mai così desiderata autostrada. Errori come questo sono quelli che appesantiscono il viaggio, ma dato che cambiano i luoghi e le usanze e cambiano anche le indicazioni errate, non è facile fare appello all’esperienza.

La strada in Francia si snoda in gran parte nella campagna collinare, in prossimità del mare ma senza che questo sia quasi mai in vista. Ci rilassano comunque i boschetti di pini d’Aleppo che attraversiamo.

Giungiamo a Hyeres e quindi a Giens nel tardo pomeriggio. La giornata è sempre bella pur con qualche nuvola; cerchiamo un campeggio, il primo che troviamo prossimo all’imbarcadero, perché abbiamo intenzione di andare nelle isole- Il primo che ci capita con queste caratteristiche è il Camping Presqu’iles de Giens.

 

Le tranquille acque di Giens

 

è bello, ombreggiato, ma in terra battuta resa fangosa dalla pioggia recente. Ci rendiamo conto qui di un problema non previsto: i campeggi in Francia non hanno sempre le prese europee; per fortuna questo ha un sistema misto e così dato che ci sono pochi campeggiatori ci spostiamo per arrivare a tiro delle prese regolamentari.

Sfruttiamo quel che rimane della giornata e andiamo alla spiaggia, in un golfo coperto dai venti e dal mare aperto. Bellissimo ambiente per la pineta, formata dai bellissimi pini d’Aleppo, molto fitta che scende fino al mare, le cui acque sono calmissime. Davanti c’è l’isola di Porquerolles anch’essa verdeggiante di conifere.

Moreno e Luna fanno il bagno, noi ci immergiamo fino al ginocchio avanzando nella sabbia finissima.

Al campeggio ci informiamo sul vaporetto e io constato che col francese me la cavo benino e così divento l’interprete ufficiale.

Dopo qualche titubanza, al mattino, mercoledì 4 settembre di decide di saltare la visita alle isole e si parte per:

 

Avignone

Sede della seconda tappa che si snoderà sul seguente itinerario: Giens-Toulon-Marseille-Martigues-Sambuc-Arles-Avignon. Km 230.

L’ampia deviazione verso occidente rispetto all’itinerario più naturale è dovuta alla nostra voglia di dare un’occhiata alla Camargue, per poi magari tornarci con più comodo al ritorno: il viaggio, per quanto è possibile, deve essere parte integrante della vacanza; poi, come succede quasi sempre, verrà la stanchezza a mettere parzialmente  in crisi questo concetto.

Comunque questo itinerario ci ha dato dei momenti piacevoli e molto interessanti. Rilassanti i lunghi passaggi tra boschi verdeggianti di pini, soprattutto d’Aleppo, che qui ha un impiego vastissimo e forma foreste che hanno il pregio di offrire allo sguardo curioso del viaggiatore un verde tenero, dovuto alla colorazione verde chiara degli aghi di questa specie di pino, veramente caratteristica di tutto il Mediterraneo.

Ci ha impressionato, in questo ambiente così attraente e piacevole, la serena bellezza di Martigues, fasciata di pinete e penetrata da canali di un’acqua azzurra, colore che generalmente è legato ad assenza di inquinamento. Sfiorata la Camargue, di cui si è intravisto il caratteristico aspetto ambientale, si sale verso nord, verso Avignone, che ci appare protetta dalle sue mura bagnate dalle acque grigie del Rodano.

Approdiamo al Camping Bagattelle, che si trova sull’isola di Barthalasse sul grande fiume che scorre placido e maestoso, caratterizzando il paesaggio e gli orizzonti a perdita d’occhio.

 

Avignone, il placido Rodano e la tempesta imminente.

 

Si va subito in giro a vedere, a capire. Avignone mostra la sua storia travagliata attraverso i suoi monumenti, le mura , la parte antica, soprattutto il Palazzo dei Papi indicano i suoi quasi cent’anni di gloria.

La passeggiata sul fiume, segnata dal richiamo storico del vecchio ponte, noto come ponte di Avignone (San Benezet) e così denominato sui cartelli segnaletici. Il monumento attira l’interesse soprattutto perché è incompleto (ne manca circa metà) oltre che per il carico del tempo.

La passeggiata (promenade) sulla riva opposta ad Avignone, che inizia dall’ingresso del campeggio, è una delle più belle e riposanti che abbiamo mai visto, segnata dal verde e dal placido Rodano.

C’è rimasto il rammarico di non aver fatto il periplo dell’isola fluviale, che è grande tanto da non rendersi conto di essere su un’isola.

Abbiamo pernottato per due notti , attirati anche dalla bellezza paesaggistica del luogo oltre che dal carico di storia della città e dei dintorni; per esempio il campeggio, ombreggiato in modo fitto da alberi secolari, faceva parte dei giardini vaticani, uniti alla città dal ponte, ridotto ormai a un rudere.

Sulla piazza davanti al Palazzo dei Papi, dove arriva gran gente, c’è un trenino che va su ruote di gomma e porta, chi acquista il biglietto, a visitare i luoghi più importanti e interessanti di Avignone.

 

Avignone: il palazzo dei Papi

 

Noi, oltre alle interessanti visite alla città, abbiamo fatto lunghe e ripetute passeggiate sul lungo Rodano, sulla Promenade, dal lato del campeggio. Ci attirava il fiume, grande e maestoso e il verde dei giardini, tutti disseminati di piante secolari, platani soprattutto, ma anche altre essenze. La passeggiata lunga qualche chilometro, arriva in fondo all’isola, di cui noi abbiamo percorso solo il lato affacciato di fronte ad Avignone.

Con un certo rimpianto, soprattutto per questo ambiente riposante, il venerdì siamo partiti per la nostra terza tappa verso il:

 

Parco Regionale del Luberon.

Abbiamo fatto un itinerario tortuoso perché abbiamo voluto immergerci ancora nella Camargue, in quella che è la sua capitale, la città dei gitani, cioè Saintes Maries de la Mer. Ma prima abbiamo voluto passare per Pont du Gard, sicché alla fine la successione dei luoghi di questa nostra strana tappa è stata la seguente: Avignone-Pont du Gard-Nimes- Arles- Saintes Maries de la Mer-Arles-Salon de Provence-Aix en Provence-Pertuis all’inizio del Parco Regionale del Luberon. Km 300

 

Il Gard visto dal Ponte

 

Grande emozione abbiamo provato davanti alla grandiosità del Ponte sul Gard; è forse il ponte romano più ben conservato e comunque offre un saggio della capacità degli ingegneri romani. È bello anche il fiume dalle acque biondo-azzurre che in piena stagione si offrono ai canoisti e agli appassionati di sport acquatici per facili e rilassanti percorsi.

 

Gli ulivi millenari di Pont du Gard

 

Ci sono anche tre ulivi del 989, con più di mille anni, carichi di olive oltre che di più di dieci secoli che danno loro una sorta di nobiltà, percepita da tutti i visitatori, che ne fanno le creature viventi più fotografate e filmate; anche noi, naturalmente, abbiamo fatto a gara per riprenderli sia con le foto che con la telecamera.

 

Pont du Gard

 

Sia il Ponte che gli ulivi sembrano aver vinto la sfida contro il tempo.

Poi si va in:

 

Camargue, Saintes Maries de La Mer.

Bel centro, spagnoleggiante; paese di mare, di spiaggia e di cavalli. Ce n’è ovunque di cavalli, sellati e selvaggi su pascoli senza orizzonte, davanti alle case o su praterie che paiono infinite.

Ci sono anche tori nerissimi; trampolieri e natura selvaggia o apparentemente tale. C’è un’infinità di alberghetti, belli, ben realizzati con quel biancore dei muri e il rosso delle tegole. Non c’è campeggio, ma c’è un posteggio per camper a 6 euro per notte.

Poi torniamo indietro, di nuovo verso Arles, che meriterebbe una visita, ma noi tiriamo diritti per restare nei tempi.

Raggiungiamo verso le diciannove il parco del Luberon, dove andiamo a pernottare a Pertuis, al camping La Pinedes, dopo aver girovagato un po’ e dopo

Il suolo rosso presso una cava d’ocra del Luberon

 

una stressante involontaria visita a Aix en Provence, dove non ne uscivamo più, intruppati nel centro storico con viuzze piene di macchine posteggiate che lasciavano margini ristrettissimi al passaggio dei camper, per fortuna un rapido colloquio dal finestrino con un automobilista, particolarmente intelligente oltre che assai gentile, ci ha liberati dall’imbroglio in cui ci eravamo cacciati, guidandoci al bivio per Pertuis.

Il campeggio, La Pinedes, bellissimo e riposante, è purtroppo privo di prese europee, sono anche sprovvisti dei raccordi che avevano altrove. Senza luce rimaniamo solo una notte.

Si parte l’indomani, sabato, quarta tappa, per:

 

Digne

(Pertuis-Cavaillon-Gordes (nel Vaucluse)-Apt-Forcalquier-Digne. Km. 220)

A Cavaillon si fa shopping al ben fornito supermarket Auchan;  si comprano le baguettes molto apprezzate, soprattutto da noi due e les sausisson, una salciccia fenomenale, col sapore di una volta.

Gordes,

nel Vaucluse, è, dicono le guide, una bella cittadina medioevale, con castello notevole, che noi non vediamo; vediamo invece il villaggio Bories (aborigeno) le cui case sono state abitate dalla preistoria (da genti Liguri) fino a 150 anni fa.

 Sono case costruite con le pietre similmente ai Nuraghi, ai trulli (che sono però recenti, del ‘500 circa) e ad altri villaggi che sono stati trovati in molti siti in Europa. Le costruzioni sono solide, con stalle, attrezzi, silos-cisterne per il vino. Alcuni attrezzi sono stati in uso fino all’ultimo dopoguerra in tutte le campagne (stadere, vanghe, forconi, pentole, oliere, lumi a olio, misure e recipienti per il vino, ecc). Vi sono aie in comune tra più case e mura di cinta che più che da difesa servono a stabilire i confini con altri clan.

Oltre al villaggio restaurato aperto al pubblico, la campagna di quest’angolo di Provenza è piena di queste case abbandonate nei boschi, alcune sono in rovina, molte sono perfettamente integre come quelle del sito visitato, che acquista per ciò più verità.

Dall’osservazione del villaggio si indovina una vita fatta di rapporti stretti tra i singoli componenti del gruppo, con molte proprietà in comune.

Dopo Gordes si torna sui propri passi e si attraversa il Luberon con la strada che passa per Apt.
Qua e là si incontrano coltivazioni di lavanda, poca roba però e ormai priva di fiori per la avvenuta raccolta. Poi, all’improvviso, dal verde dei boschi e dei prati, sorgono verso il cielo colonne di roccia esaltate dall’illuminazione del sole: sono  rocce rosse, dilavate, corrose da acque e venti per centinaia di migliaia di anni; sembra di essere sul fiume Colorado, e di fatti questa zona è chiamata “Colorado della Provenza”.

è uno spettacolo esaltante che si ripete procedendo, perché la strada scopre nuove montagne-megaliti che si innalzano, all’improvviso, contro il cielo, e le pareti rosse sono ancora più arrossate dal sole cadente, e sembrano brandelli di Dolomiti che appaiono all’improvviso, in netto contrasto col verde delle colline circostanti.

Poco dopo si arriva a Digne, cittadina termale, e di fatti il campeggio a cui approdiamo si chiama Les Eaux Chaudes, le Acque Calde ed è anche l’unico attrezzato con prese europee.

Carino il camping, erboso, ma noi l’indomani, domenica, si parte per la costa e per la quinta tappa.

 è il punto notevole di questa tappa, Digne-Gorges du Verdon-Antibes Km 170.

Per la strada incontriamo finalmente i campi di lavanda, inutilmente cercati prima dove li indicavano le guide.

La visita alle gole del Verdon è attesa e temuta. Io ho paura che con i camper potremmo restare bloccati da qualche passaggio stretto in larghezza e in altezza. Si perde un po’ di tempo a vedere se passano camper, poi alla fine chiedo sia fermando le macchine che alle persone sedute ai caffè. Le risposte sono tranquillizzanti. Avanziamo tra i canion e le emozioni fortissime, in un paesaggio da western. Vi sono anche zo ne  tranquille dove il verde fiume scorre lento tra sabbia e meandri e la gente fa il bagno o va in canoa o prende il sole. La strada in alcuni punti scavata nella falesia e il camper passa sotto la roccia mentre nel precipizio, laggiù, scorre il fiumeRitorniamo pieni di emozione. Mangiamo a Castellane. La zona è piena di campeggi, sembrano persino troppi.

Raggiungiamo Antibes marciando su una strada che è tutta sali-scendi, la via Domizia, almeno in alcuni tratti.

Pernottamento ad Antibes nel camping des Bragues dove naturalmente non ci sono prese europee e vogliono trenta euro di deposito per un raccordo in prestito e io scopro che ho la possibilità di farmelo e me lo faccio.

 

Partenza lunedì.

Sesta tappa Antibes-Voltri.   Km 220
Ritorno a casa.

 

 

 


 

  

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